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Milano Cortina, Italia da record alle Paralimpiadi: 16 medaglie e una settimana di gare sul filo

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Di Enrica Marcenaro

medagliere paralimpiadi 2026
medagliere paralimpiadi 2026

Si chiudono le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. Il braciere si spegne. Gli Alpini ammainano la bandiera paralimpica mentre nello stadio risuona l’inno del movimento. Poi il gesto finale. Anna Scavuzzo, vicesindaca di Milano, e Gianluca Lorenzi, sindaco di Cortina, consegnano la bandiera al presidente del Comitato paralimpico internazionale, Andrew Parsons. Parsons la passa ai rappresentanti delle regioni francesi Provenza-Alpi-Costa Azzurra e Alvernia-Rodano-Alpi. La direzione è già tracciata: Alpi francesi, 2030.

È l’ultimo gesto di questi Giochi. Non la fine, piuttosto un passaggio. E dietro resta una settimana che ha cambiato passo: pubblico ovunque, gare tirate fino all’ultimo e un livello sportivo che ha tenuto tutti lì, col fiato corto.

L’Italia esce da questi Giochi con 16 medaglie – 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi – e supera lo storico primato di Lillehammer 1994, quando i podi erano stati 13. Milano Cortina non è stata soltanto la Paralimpiade più vincente di sempre per l’Italia. È stata soprattutto una settimana in cui ogni giorno sembrava poter succedere qualcosa. Una medaglia inattesa. Una conferma. Un finale ribaltato. Un’altra prova di forza. È andata così.

È questo che si coglieva seguendo le gare: non il tono celebrativo, ma la tensione sportiva. Lo sci alpino, da subito, ha dato la misura del livello. Giacomo Bertagnolli, con la guida Andrea Ravelli, ha costruito una Paralimpiade quasi perfetta: cinque medaglie in cinque gare, due ori, due argenti e un bronzo. Non è solo il numero a colpire, ma il modo in cui arriva: continuità assoluta, presenza costante nelle gare che contano, la capacità di restare sempre dentro la gara. Lo slalom vinto nell’ultima giornata, terzo oro consecutivo nella specialità in tre edizioni dei Giochi, ha chiuso la sua settimana nel modo più netto possibile.

Ma accanto a lui c’è stata Chiara Mazzel: quattro medaglie nello sci alpino, un oro e tre argenti, con due guide diverse, Nicola Cotti Cottini e Fabrizio Casal. Anche qui conta soprattutto la prestazione: presenza costante nelle gare che contano, rendimento alto, capacità di tenere il livello in prove differenti. Ancora, c’è stato un René De Silvestro che ha aggiunto l’oro nello slalom gigante sitting dopo l’argento nella combinata; Federico Pelizzari ha portato un argento nella combinata standing. Non risultati isolati, ma il segno di una squadra con profondità tecnica vera.

Lo stesso discorso vale per il para snowboard, dove Emanuel Perathoner ha dominato snowboardcross LL2 e banked slalom, mentre Jacopo Luchini ha conquistato il titolo nel banked slalom. Anche qui il dato non è solo il successo individuale: è la capacità dell’Italia di essere competitiva in discipline diverse, con atleti in grado di vincere nelle gare più spettacolari e più esposte all’errore.

L’ultima medaglia italiana è arrivata nell’ultima giornata, con il bronzo di Giuseppe Romele nella 20 chilometri sitting dello sci nordico. È un dettaglio importante, perché racconta bene l’andamento di questi Giochi: una manifestazione rimasta aperta fino in fondo, con l’Italia capace di allungare il proprio record fino all’ultimo giorno.

Questo spiega anche il pubblico. Non era assistere a un rito simbolico, ma a gare vere, combattute sul filo. Livello alto e spettacolo sportivo. La finale di para ice hockey tra Stati Uniti e Canada, seguita da oltre 11.500 spettatori, è stata il dato più evidente della forza spettacolare e coinvolgente dello sport. Giovanni Malagò, durante la chiusura, ha definito Milano Cortina “i Giochi della gente, fatti per la gente”e il punto non è la formula: è il fatto che quelle parole descrivono arene piene, attenzione diffusa, partecipazione reale.

Anche il giudizio internazionale va nella stessa direzione. Parsons ha parlato delle “Paralimpiadi invernali più grandi e più belle di sempre“, richiamando più atleti, più nazioni, più donne e una copertura televisiva e digitale senza precedenti. Messa insieme alla risposta del pubblico e ai risultati italiani, la frase non suona come una chiusura di circostanza, ma come la sintesi di un’edizione che ha alzato l’asticella.

Milano Cortina 2026 lascia quindi un dato preciso: le Paralimpiadi non sono state grandi soltanto perché l’Italia ha vinto molto. Sono state grandi perché il livello delle gare ha generato attesa, il pubblico ha risposto come si risponde agli eventi che contano e il bilancio finale ha dato sostanza a quella sensazione. Sedici medaglie spiegano il risultato. Il resto – il fiato sospeso, i colpi di scena, gli impianti pieni, il passaggio della bandiera – spiega perché questi Giochi resteranno.

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