Servizio Civile Universale

Servizio civile universale, un’opportunità aperta a tutti

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Dal bando 2026 alle esperienze sul campo: come funziona davvero la partecipazione dei giovani con disabilità

Di Enrica Marcenaro

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Ci sono i numeri, prima di tutto. Più di 60mila posti disponibili, migliaia di giovani che ogni anno scelgono il Servizio civile universale.

Poi però ci sono quelli che nei numeri si vedono meno.

Quanti sono, davvero, i ragazzi e le ragazze con disabilità che partecipano? Non è facile dirlo. I dati pubblici non restituiscono un quadro preciso. E già questo, in fondo, racconta qualcosa.

Il Servizio civile universale, sulla carta, è semplice: è aperto a tutti i giovani tra i 18 e i 28 anni. Una formula lineare, quasi neutra. Non distingue, non crea categorie. Conta una cosa sola: la possibilità concreta di stare dentro un progetto, di partecipare, di dare un contributo.

Il bando ordinario 2026 è online e mette a disposizione oltre 60mila posti in tutta Italia. La durata è generalmente di 12 mesi, con un assegno mensile di poco più di 500 euro e una componente obbligatoria di formazione.
Le candidature si presentano esclusivamente online, attraverso la piattaforma dedicata, entro le scadenze indicate sul sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili:
https://www.politichegiovanili.gov.it/comunicazione/news/2026/2/bando-ordinario-2026/

È proprio lì che si gioca tutto. Non nella condizione di partenza, ma nell’incontro tra una persona e quello che può fare.

Vale anche per le persone con disabilità. E non è una possibilità teorica. All’interno dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla succede da tempo.

Ci sono persone con sclerosi multipla che chiedono di fare il Servizio civile –racconta Silvia Zappia, Coordinatrice Area Sviluppo Risorse Umane di AISM.Non è qualcosa che sorprende. Non qui. Essere una persona con sclerosi multipla significa convivere con la fatica, con tempi che a volte si accorciano, con la necessità di fermarsi per le terapie. Ma non è qualcosa che impedisce di lavorare, di stare in un gruppo, di portare avanti un impegno.

Nelle sedi dell’associazione ci sono volontari che si muovono in carrozzina, altri che usano le stampelle. Le difficoltà ci sono, non si possono ignorare. Ma restano dentro una dimensione concreta, gestibile. Non diventano un criterio per escludere”.

La disabilità in AISM non è un’eccezione. È la normalità dell’associazione.

Da parte nostra non c’è nessuna preclusione– spiega Zappia.Il punto, semmai, è un altro: le selezioni si fanno come sempre, attraverso colloqui, competenze, predisposizione. Si guarda a cosa una persona può fare, non a cosa manca”.

Dentro AISM, il servizio civile non è solo attività operativa. I progetti lavorano su più livelli: supporto diretto alle persone con sclerosi multipla, accompagnamento nei bisogni quotidiani, ma anche sensibilizzazione e costruzione di comunità più consapevoli. In alcuni casi significa anche affiancare le persone in percorsi di autonomia, dall’accesso ai servizi all’alfabetizzazione digitale.

È un lavoro concreto, ma anche culturale.

Dentro AISM non c’è una differenza che pesi davvero: non nel lavoro, non nel volontariato, non nella scelta di iniziare un anno di Servizio civile.

Succede. Semplicemente.

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