Italia Paralimpica Giochi Invernali - Milano Cortina 2026

Tra monoski, ghiaccio e strategia: l’Italia paralimpica verso il 2026

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Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026

Di Enrica Marcenaro

Il conto alla rovescia è partito. I XIV Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si disputano dal 6 al 15 marzo. Sei sport, 79 titoli in palio, circa 665 gli atleti arrivati in Italia da una cinquantina di Paesi.

L’Italia gioca in casa e questo non è un dettaglio folkloristico: nell’intera storia dei Giochi invernali paralimpici gli azzurri hanno raccolto 73 medaglie complessive (16 ori, 25 argenti, 32 bronzi). L’ultima edizione, Pechino 2022, si è chiusa con 7 podi. A Torino 2006 furono 8. Il parametro, quindi, è chiaro: migliorarsi.

Sei gli sport. la disciplina che storicamente ci ha dato di più è lo sci alpino paralimpico. Discesa, super-G, gigante, slalom: stesse piste, stesse velocità, solo categorie funzionali diverse. Prevede categorie diverse: c’è chi gareggia in piedi, chi utilizza il monoski e chi affronta la pista in coppia con la guida. Tra gli azzurri, il nome che oggi pesa di più è Giacomo Bertagnolli, classe 1999, già plurimedagliato tra PyeongChang 2018 e Pechino 2022. Gareggia con guida, sincronizzazione millimetrica, fiducia totale. È uno dei riferimenti tecnici della squadra. Prima di lui, lo sci alpino italiano aveva avuto un altro gigante: Bruno Oberhammer, capace di salire sul podio in cinque edizioni tra anni ’80 e’90. E a Torino 2006 arrivò l’oro di Silvia Parente, primo titolo femminile invernale per l’Italia. Sono pietre miliari del nostro sport.

Accanto all’alpino, c’è lo sci nordico: fondo e biathlon. Resistenza pura. Nel biathlon paralimpico si scia e si spara con carabine ad aria compressa; per gli atleti con disabilità visiva il bersaglio è acustico, il tono cambia quando sei centrato. È un sistema di gara ingegnoso, preciso, niente concessioni. Qui l’Italia ha raccolto meno medaglie rispetto all’alpino, ma ha costruito continuità tecnica e profondità di squadra negli ultimi cicli. Vedremo.

Poi c’è lo snowboard paralimpico, entrato nel programma nel 2014. Gare veloci, formato cross o banked slalom. Atleti con tavola e assetto adattati. È uno sport giovane, spettacolare, che intercetta pubblico nuovo e linguaggi diversi.

Il para ice hockey è un’altra storia ancora. Squadre da cinque più portiere, slittini a doppia lama, bastoni con punta dentata per spingere e pala per tirare. Partite fisiche, ritmo alto. L’Italia non ha ancora centrato il podio paralimpico in questa disciplina, ma ha una nazionale stabilmente competitiva nel circuito europeo e mondiale. Giocare in casa può spostare equilibri: il fattore arena conta.

E il sostegno nazionale ha già iniziato a prendere forma. Nei giorni scorsi il palco dell’Ariston ha acceso i riflettori anche sul movimento paralimpico: insieme alle campionesse olimpiche Lollobrigida e Vittozzi, sono saliti Giacomo Bertagnolli – volto di punta dello sci alpino azzurro – e Giuliana Turra per il wheelchair curling.
Bertagnolli ha chiesto esplicitamente “il sostegno di tutta l’Italia”, un appello rilanciato anche dal presidente del comitato organizzatore Giovanni Malagò. La visibilità in prima serata non è solo celebrazione: è costruzione di pubblico, cultura sportiva, aspettativa.

Per chi pensa che il wheelchair curling sia uno sport “lento”, forse non lo ha mai guardato bene. È scacchi su ghiaccio. Nessuna spazzolata (regola paralimpica), solo precisione e strategia. L’Italia ha investito in questo gruppo negli ultimi anni, costruendo un team misto con esperienza internazionale. Sono partite che si decidono sugli ultimi stone, e lì serve sangue freddo.

A Milano Cortina la delegazione azzurra si presenterà con 42 atleti più tre guide, distribuiti sulle sei discipline. L’obiettivo dichiarato è superare le 7 medaglie di Pechino. Tra i nomi più attesi, oltre a Bertagnolli, ci sono specialisti dell’alpino come René De Silvestro (la sua è una generazione che ha già assaggiato il podio mondiale). E poi il nuovo, tutte le sfide di giovani atleti e giovani squadre.

E poi c’è Milo, la mascotte paralimpica. Un ermellino bruno, scelto insieme alla “sorella” Tina attraverso un concorso nazionale che ha coinvolto migliaia di studenti. La storia ufficiale dice che Milo sia nato senza una zampa e ha imparato a usare la coda per muoversi. Messaggio chiaro, zero fronzoli: l’adattamento non è un ripiego, ma è competenza. Ricordiamoci poi che l’ermellino cambia colore con le stagioni; qui il simbolismo è doppio, tra resilienza e montagna.

Un dato che merita di stare in pagina: le Paralimpiadi Invernali nascono nel 1976 a Örnsköldsvik, in Svezia. Fu un evento storico ha segnato la nascita ufficiale dei Giochi paralimpici invernali, vi presero parte 16 nazioni ma l’Italia non fu tra queste.

Milano Cortina 2026 segna quindi i 50 anni da quella prima edizione. Non è solo anniversario celebrativo: è la misura di quanto il movimento sia cresciuto in organizzazione, copertura mediatica, standard tecnici. Oggi le classificazioni funzionali sono sofisticate, le attrezzature altamente tecnologiche, le federazioni integrate con quelle olimpiche.

Il calendario 2026 distribuirà gare tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. L’apertura è prevista all’Arena di Verona, luogo UNESCO.

Se si vuole capire dove può arrivare l’Italia, bisogna guardare la curva degli ultimi vent’anni. Dal picco emotivo e organizzativo di Torino 2006 alla solidità tecnica costruita nel ciclo 2018-2022. Lo sci alpino resta la cassaforte, ma la crescita passa dalla diversificazione: più profondità nel nordico, più stabilità nel curling, più competitività nell’ice hockey. Giocare in casa non garantisce medaglie. Garantisce pressione. E possibilità.

Milano Cortina 2026 sarà un upgrade. L’obiettivo, che i numeri storici (73 medaglie complessive) siano la base. Il resto si sta riscrivendo, tra marzo e ghiaccio. Senza retorica. Solo atleti, cronometro e punteggio.

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