Recensione de “Le cose che ancora non sai”, Maricla Pannocchia, Astroedizioni, 2017

Recensione de “Le cose che ancora non sai”, Maricla Pannocchia, Astroedizioni, 2017

16 Febbraio 2018 0 Di Maria Stella Falco
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Recensione de Le cose che ancora non sai, Maricla Pannocchia, Astroedizioni, 2017

di Maria Stella Falco

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Ambientato in Inghilterra, si nota, rispetto a diverse caratteristiche, il riferimento alla letteratura inglese contemporanea: ne è “prova” il fatto che un personaggio, Allyson, ama la Letteratura inglese.

Il testo è paragonabile a “I passi dell’amore” di Sparks, di cui è una “variante”, in quanto racconta come, altre tipologie di amore – tra amici e filiale – consentono, alle persone coinvolte, di crescere in momenti difficili della propria vita.

Interessante la struttura, anch’essa di stampo inglese: brevi capitoli dedicati, alternandosi, alle due protagoniste principali. Scrittura semplice, dialoghi scorrevoli, parole, citazioni, insegnamenti, lettere, che arrivano al cuore.

La storia è narrata è frutto della fantasia dell’Autrice che però – come afferma nella sua “Nota” conclusiva – “per diverse scene” si è ispirata “ad alcuni ragazzi e ragazze che hanno un cancro”. Appartiene al genere “romanzo” ma – come mi suggerisce il “titolo” della collana a cui appartiene– è una storia di vita.

L’occasione perché il viaggio, i viaggi, interiori e concreti si compia/no, tutto succeda, inizi e proceda, è un evento tragico: la diagnosi di “leucemia mieloide acuta” fatta a Coleen; questa “malattia grave (…) del corpo” prende la vita della diciassettenne e se ne impadronisce senza chiederle il permesso. Coleen non vuole “che qualcuno si metta a pensare che (le) stia intaccando pure la mente, l’anima”. Non vuole essere lei la prima a crederlo. E così non sarà, mai.

E’ la storia di amicizie “vecchie” e “nuove” che divengono via via sempre più intense, di una famiglia. Ribadisce il valore del tempo e delle promesse tra personaggi che, in vario modo, saranno destinati a viaggiare.

E’ la storia di un’immensa reciproca gratitudine che le parole (forse non dette) non bastano a esprimere; che sconfina in un tempo – che acquisisce profondo valore – eterno.

Diverse vite – di adolescenti e adulti – si intrecciano, si svolgono, si evolvono, maturano consapevolezze. In tutti sorgono delle domande, forti interrogativi esistenziali ai quali, superando le proprie paure, Coleen risponde, spiazzando chi le sta intorno.

Coleen, improvvisamente, vivendo e affrontando la sua malattia – affermerà qualcuno a lei vicino – riesce a “impartire lezioni” – laddove “impartire” potrebbe essere inteso come sinonimo di “imporre”: ma non è questo l’intento della ragazza che, anzi, innanzitutto, impara ad accettare ciò che affronta e dovrà affrontare. E’ un esempio. Perché gli altri facciano altrettanto. Accettino. Anche se è difficile e doloroso. Tutti ne diventeranno consapevoli: le sue parole non sono solo frasi fatte, retoriche, ma sono “la chiave” per diventare consapevoli e artefici della propria vita.

Collaboratrice/Autrice Volontaria

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