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Dodici ore in acqua possono sembrare una sfida estrema. Per Monica Scafati sono soprattutto una dichiarazione d’amore alla vita.
Ex campionessa italiana di judo, atleta degli Assoluti, trentacinque anni fa ha ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla che avrebbe potuto fermare molte cose. Non il suo desiderio di continuare a muoversi, però. Non la sua ostinazione a vivere pienamente. Oggi Monica è anche nonna, ma conserva lo stesso spirito combattivo di sempre e il 7 giugno entrerà in vasca nella “12 Ore Nuotando con AmOre”, la storica staffetta solidale di AISM Roma. Perché c’è una cosa che continua a farla sentire profondamente sé stessa: “L’acqua mi rende libera”.
La sua è una storia che parla di sport, certo, ma soprattutto di trasformazione. Per anni Monica Scafati ha vissuto il judo ad altissimo livello, conquistando il titolo di campionessa italiana in una disciplina che impone rigore, sacrificio e capacità di resistere. Poi, improvvisamente, la diagnosi di sclerosi multipla ha cambiato prospettiva, costringendola a riscrivere il rapporto con il proprio corpo e con il futuro.
Ma arrendersi non è mai stata un’opzione.
Chi conosce Monica racconta una donna capace di attraversare i cambiamenti senza perdere il gusto delle cose belle, il desiderio di stare bene, di esserci, di partecipare. Una persona che ama profondamente la vita e che, anche oggi, continua a cercare nel movimento una forma di energia, benessere e autonomia.
L’acqua, in questo percorso, è diventata molto più di un’attività sportiva. È uno spazio di libertà, un luogo in cui il peso del corpo sembra alleggerirsi insieme alle difficoltà. Un ambiente in cui il movimento torna possibile, naturale, persino leggero. Ed è anche per questo che Monica sarà tra le protagoniste della “12 Ore Nuotando con AmOre”, la grande staffetta solidale organizzata da AISM Roma insieme a Swimming Travel, in programma il 7 giugno al Centro Federale Valco San Paolo di Roma.
Giunta alla sua undicesima edizione, la manifestazione è diventata negli anni molto più di un evento sportivo. Oltre mille nuotatori, tra agonisti, amatori, master, famiglie e persone con disabilità, si alterneranno in vasca per dodici ore consecutive trasformando ogni bracciata in un gesto concreto di sostegno alle persone con sclerosi multipla e patologie correlate. Una festa dell’inclusione che mette insieme sport, solidarietà e partecipazione sociale.
L’obiettivo è sostenere le attività di AISM Roma, da sempre impegnata accanto alle persone con sclerosi multipla e alle loro famiglie. I fondi raccolti contribuiranno anche a rafforzare servizi fondamentali come il supporto alla mobilità verso i Centri Sclerosi Multipla della Capitale, aiutando centinaia di persone ad accedere alle cure.
Per Monica Scafati, però, questa giornata ha anche un significato profondamente personale. Perché essere atleti non significa soltanto vincere medaglie o salire su un podio. Significa continuare a riconoscersi nel movimento, trovare nuovi equilibri quando il corpo cambia, non rinunciare alla parte più autentica di sé.
E allora quelle dodici ore in acqua assumono un significato diverso. Non soltanto una sfida sportiva o un gesto di solidarietà, ma il modo più sincero per affermare che la vita può cambiare forma senza perdere intensità.
A volte basta una corsia, una bracciata, il rumore dell’acqua.
E la sensazione, ancora fortissima, di essere liberi.

