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Riassunto

A organizzare una tavola rotonda dedicata alle malattie neurodegenerative, come la SLA e la sclerosi multipla, non sono stati un'associazione sanitaria o un centro di ricerca, ma un club di Subbuteo. Un fatto che racconta come lo sport possa andare oltre l'attività agonistica, diventando promotore di confronto, informazione e partecipazione civile.

Gabicce Mare. Il Subbuteo che fa squadra anche fuori dal campo
Gabicce Mare. Il Subbuteo che fa squadra anche fuori dal campo

GABICCE MARE.A organizzare una tavola rotonda dedicata alle malattie neurodegenerative, come la SLA e la sclerosi multipla, non sono stati un’associazione sanitaria o un centro di ricerca, ma un club di Subbuteo. Un fatto che racconta come lo sport possa andare oltre l’attività agonistica, diventando promotore di confronto, informazione e partecipazione civile.

Il Subbuteo riproduce il calcio su un tavolo. Ma, da decenni, è anche una disciplina che costruisce relazioni, unisce generazioni e crea comunità attorno a una passione condivisa. È probabilmente da questa idea di sport che nasce la scelta dell’Old Subbuteo Club “Marchigiani alla Porta” Riviera San Bartolo di promuovere l’incontro “Malattie Neurodegenerative (SLA e SM): fare luce tra ricerca, prevenzione e speranza”, ospitato nella Sala del Consiglio comunale di Gabicce Mare.

L’iniziativa, organizzata dal club presieduto da Gabriele Caimano con la collaborazione del Lions Club Cattolica, ha riunito il mondo dello sport, la ricerca e le associazioni impegnate ogni giorno accanto alle persone con malattie neurodegenerative in un momento di confronto aperto alla comunità. Una scelta che va oltre l’organizzazione di un evento. Significa utilizzare la forza aggregativa dello sport per accendere i riflettori su temi che riguardano migliaia di persone e le loro famiglie, mettendo in dialogo ricerca scientifica, medicina, associazioni e testimonianze di vita.

Moderato dal giornalista di Avvenire Massimiliano Castellani, il convegno ha visto la partecipazione del dottor Giuseppe Stipa, della dottoressa Michela Coccia, della professoressa Rita Bianco e dei rappresentanti di AISLA, AISM e AIAC Solidale ETS. Un confronto che ha affrontato lo stato della ricerca, le prospettive terapeutiche, il valore della prevenzione e il ruolo della rete di assistenza che accompagna le persone con malattie neurodegenerative e chi se ne prende cura ogni giorno.

Tra gli interventi più attesi quello di Ivan Cottini, ballerino professionista, cittadino onorario di Gabicce Mare e testimonial di AISM. Da anni convive con la sclerosi multipla e ha scelto di trasformare la danza nel linguaggio con cui raccontare la propria esperienza. Nei teatri, nelle scuole e negli incontri pubblici porta un messaggio che parla di resilienza, autonomia e possibilità, ricordando che una diagnosi cambia la vita, ma non cancella la dignità, i sogni e il desiderio di continuare a costruire il proprio futuro.

Accanto a lui è intervenuto anche Stefano Turchi, ex calciatore professionista, a testimonianza di un mondo dello sport che sa mettersi al servizio della comunità anche fuori dai luoghi della competizione.

Iniziative come questa ricordano che il valore dello sport non si misura soltanto nei risultati o nei trofei. Si misura anche nella capacità di creare occasioni di crescita collettiva, di favorire la conoscenza e di costruire legami tra persone, istituzioni e associazioni.

È forse questa la lezione più significativa lasciata dall’Old Subbuteo Club “Marchigiani alla Porta”. Anche uno sport nato attorno a un campo in miniatura può contribuire ad affrontare temi grandi, trasformando una passione condivisa in uno strumento di partecipazione, solidarietà e cultura. Perché fare squadra, a volte, significa anche questo.

Scritto da

DiEnrica Marcenaro

Enrica Marcenaro, sono una giornalista e una persona con disabilità. Mi occupo da tempo di scrittura e comunicazione, e il tema che più mi sta a cuore è soprattutto quello del turismo accessibile: raccontare, informare, segnalare luoghi e percorsi che possano essere realmente fruibili da tutte e tutti. Credo che l’accessibilità, oltre a essere un diritto, sia anche una questione culturale, che passa attraverso le storie, l’informazione e la condivisione di esperienze dirette.

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