La solitudine: doppia quando si ha una disabilità

La solitudine: doppia quando si ha una disabilità

4 Gennaio 2016 0 Di Dora Millaci

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Dora Millaci

solitudine-disabiliPer prima cosa non dobbiamo confondere la solitudine col senso di abbandono che sono due cose distinte.
Ogni persona ha un modo differente di viverla e quindi di rappresentarla, così come scritto nel libro “Il Piccolo Principe” che io amo moltissimo: “Dagli uomini”, disse il Piccolo Principe, “coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano” “E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua”… “Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore “.
Forse il segreto quindi è tutto qui, riuscire a vedere oltre.

La solitudine a molte persone fa paura, ma ancora di più si teme l’abbandono. Pensiamo ai vari fatti accaduti ultimamente, a quanti bambini abbandonati, a quante persone anziane e quanti disabili vengono lasciati al loro destino.
Già, perché prendersi cura e stare accanto ad una persona malata o che ha degli handicap, non è cosa semplice.

Occorre spirito di sacrifico, amore e tanta dedizione. Non sto parlando di badanti, ma persone che desiderano dividere la propria vita con loro.
Non è facile per un disabile trovare la propria anima gemella, perché la diversità allontana le persone. Questa è una realtà. Molti difatti alla fine vivino in casa con i genitori o dei parenti, ma sono certa che preferirebbero avere accanto nelle fredde sere d’inverno quando fuori diluvia, non un padre o una madre (per quanto bene gli possano volere), ma un uomo o una donna che prenda loro la mano e li faccia sentire: vivi.

In molti casi questo senso di abbandono è forzato da un destino crudele, ma non per questo dobbiamo rassegnarsi, ma lottare sempre perché le cose si possono cambiare.
Cominciamo da noi stessi, dal modo di porci al nostro prossimo non vittime, ma esseri che vogliono godere di tutto quello che esiste nel mondo.
Apriamo quindi il nostro cuore, la nostra mente e siamo più positivi, solo così le persone che incontriamo non vedranno più la disabilità che è in noi, ma semplicemente un’altra persona con cui chiaccherare, scambiare opinioni e chissà, pian piano anche qualcosa di più.

Dora Millaci
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