Il volo in aliante di Stefano, primo pilota acrobatico disabile al mondo

Il volo in aliante di Stefano, primo pilota acrobatico disabile al mondo

5 Gennaio 2015 0 Di Redazione di italiAccessibile

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Stefano-Zuccarini-italiaccessibilePADOVA. “Quando salgo a bordo dell’aliante e lascio a terra finalmente la carrozzina, allora mi sento libero davvero. In volo non ci sono differenze tra me e una persona che cammina. È una sensazione impareggiabile”. Se gli domandi cosa significhi volare per lui, la voce di Stefano Zuccarini si fa carica di emozione, ancora oggi dopo decine e decine di voli, barriere abbattute, sfide vinte. La sua storia è stata raccolta da Giorgia Gay per SuperAbile Magazine, il mensile sulla disabilità edito da Inail. Nel mondo dell’aliante Stefano è una vera autorità: è stato il primo ad aver conquistato il brevetto di pilota in Italia e il primo pilota acrobatico di aliante disabile al mondo. Una passione, quella per l’aria, nata per caso e mai abbandonata. Il suo primo volo, con accompagnatore, risale al 1993. All’epoca nemmeno si riteneva possibile che una persona senza l’uso delle gambe potesse pilotare un aliante, poiché il timone è collocato su una pedaliera. Ma Stefano non è una persona che si fa fermare dalle difficoltà, ma anzi vive gli ostacoli come una sfida.

La sua esperienza ha fatto scuola e ora, grazie al suo impegno, l’aliante è accessibile a tutti. Fino a pochi anni fa gli unici aeroclub in Italia ad avere a disposizione mezzi adattati erano quelli di Viterbo e di Lucca Tassignano. Recentemente si sono aggiunte l’associazione volovelistica Giorgio Regazzoni, con base nella aviosuperficie “Guglielmo Zamboni” di Ozzano Emilia (Bologna), e l’avioclub di Trevi, in provincia di Perugia, dov’è in partenza il progetto “Per volare”, che prevede la nascita di un polo multifunzionale in grado di offrire brevetto, scuola e corsi, ma non solo: le persone disabili potranno anche frequentare un corso di protezione civile ed effettuare servizi come piloti in operazioni di ricognizione antincendio.

Le difficoltà per chi vuole volare rimangono soprattutto al Sud, dove di scuole non ce ne sono. “È un peccato, perché per far volare su un aliante una persona con disabilità ci vuole davvero poco – sottolinea Zuccarini –. Infatti la modifica richiesta al mezzo è minima e non è permanente. Si tratta semplicemente di inserire un sistema di leveraggio che sostituisca la pedaliera del timone. Sostanzialmente non si toglie niente al velivolo, ma si aggiunge qualcosa, quindi può essere pilotato davvero da tutti”. E non è nemmeno un problema di costi, dal momento che adattare un aliante costa all’incirca 5 mila euro, a fronte di una spesa complessiva per il mezzo di 100 mila euro circa. Una cifra irrisoria, con cui si possono regalare a tante persone assaggi di libertà.

“Se quando ero sul letto d’ospedale avessi saputo che nel mio futuro ci sarebbe stata una cosa bella come il volo, sarebbe stato sicuramente un grande aiuto. Dopo un incidente rinasci, in peggio, e ti trovi a combattere con dei limiti che prima non avevi. Io ero inarrestabile, poi ho dovuto gestire mille difficoltà. Poter vivere questa esperienza meravigliosa mi ha aiutato tanto. Il volo insegna a vivere, è disciplina in sé, è altamente educativo e a una persona disabile aggiunge il gusto della libertà”.

Nel passato di Stefano l’aliante non era nemmeno contemplato. L’adrenalina, quella sì, c’era sempre. Praticava molti sport e soprattutto l’arrampicata e il motocross. L’incidente però segnò la svolta. Poi il primo giro in aliante e, di nuovo, l’adrenalina tornata in circolo. Tuttavia volare con l’accompagnatore non era sufficiente. Stefano voleva piena autonomia. “All’inizio mi dissero che era impossibile dare il brevetto a un disabile, perché non avrebbe mai potuto superare la visita medica all’Istituto di medicina legale dell’Aeronautica, che è giustamente molto severa. Allora pensai di prendere il brevetto in Germania, dove c’era già un pilota con disabilità. Ma alla fine, per sfida, prenotai la visita a Roma”.

A favore di Zuccarini c’era una clausola nella legge, in base alla quale se una persona ha una disabilità stabilizzata e non evolutiva, se è in grado di pilotare un mezzo (magari con ausili) e di garantire la sicurezza del volo, può superare la visita con eventuali limitazioni riportate sul libretto. Ma era la prima volta che si procedeva in questo senso. “Con grande coraggio il colonnello Vincenti condivise la mia interpretazione della legge e insieme stilammo il primo certificato medico rilasciato in Italia”. Ottenuto il brevetto, non era ancora abbastanza: “l mio istruttore era campione olimpionico di acrobatica e per me le acrobazie erano una passione da sempre, quindi il passo successivo è venuto da sé: nel 1998 ho frequentato il corso e acquisito un’ulteriore abilitazione”.

Per Stefano non è finita qui: il suo prossimo obiettivo è di poter gareggiare ai massimi livelli, ma per farlo deve riuscire a modificare un aliante di categoria acrobatica illimitata e per questo è alla ricerca di sponsor. Per ora gli resta un unico rammarico, quello di essere il solo pilota brevettato italiano. “All’estero il volo in aliante per disabili è diffusissimo. Moltissimi sono i velivoli modificati a disposizione, i corsi, gli atleti. In Italia invece ci sono solo tre velivoli adattati”, conferma Giampiero Fabbri, istruttore della Giorgio Regazzoni di Ozzano. Da qui potrebbero presto uscire due nuovi brevetti: il giovane Simone e il meno giovane Marzio, 75 anni e una passione innata per il volo. Da quando aveva sei anni Marzio convive con una gamba rigida ma anche lui, come Stefano, è inarrestabile. Dalla sua non aveva nemmeno l’età, eppure sull’aliante alla fine ci è salito davvero. La conferma che nella vita, molto spesso, bastano solo un po’ di grinta e la voglia di provarci, oltre ogni difficoltà.

Fonte: Redattore Sociale del 05-01-2015

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