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Sabato 28 marzo la pluricampionessa mondiale di handbike inaugura la nuova stagione del museo: sport, evoluzione tecnologica e una storia che cambia lo sguardo
di Enrica Marcenaro

Il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo compie vent’anni e apre la nuova stagione con un appuntamento che mette insieme sport, tecnologia e storie che pesano. Sabato 28 marzo, alle ore 11, l’ospite è Roberta Amadeo, tra le figure più forti e riconoscibili del paraciclismo internazionale.
Non è un nome scelto a caso per inaugurare il calendario celebrativo di “Ghisallo 20”. È una delle atlete che, nel suo sport, ha semplicemente vinto tutto quello che c’era da vincere: otto titoli mondiali tra strada e cronometro, due europei, una presenza costante ai massimi livelli nella categoria H2. Numeri netti, senza bisogno di essere spiegati troppo.
L’incontro si inserisce in un programma più ampio che accompagnerà il museo per tutto il 2026, tra mostre, eventi e grandi appuntamenti legati al ciclismo internazionale, dal Giro d’Italia alle classiche di fine stagione. Dopo l’apertura con la mostra “Montagne da leggenda”, il Ghisallo costruisce un calendario che tiene insieme memoria e contemporaneità, cultura sportiva e racconto dei protagonisti.
Dentro questo contesto, la presenza di Roberta Amadeo non è solo una testimonianza, ma quasi una dichiarazione di intenti.
Perché la sua storia tiene insieme due livelli che raramente stanno così bene nello stesso spazio: la competizione pura e la trasformazione personale. Amadeo arriva all’handbike dopo un percorso interrotto, ripreso, ricalibrato. La carriera sportiva, quella vera, comincia a 41 anni. E da lì in avanti diventa una traiettoria continua, costruita con metodo e con una cosa che nello sport conta più di tutto: la capacità di stare dentro la fatica senza farne un racconto.
La handbike, che utilizza dal 2011, è anche il segno concreto di un’evoluzione più ampia. Tecnologica, certo, ma anche culturale. I mezzi cambiano, i materiali si trasformano, le soluzioni tecniche si raffinano. Ma cambia soprattutto il modo di pensare lo sport, e chi può praticarlo. Oggi la componente tecnica della handbike dialoga direttamente con quella del ciclismo tradizionale, ma la prospettiva è diversa, rovesciata. Ed è proprio lì che si apre uno spazio nuovo.
Amadeo lo racconta spesso con semplicità: bisogna imparare a ragionare al contrario. Vale per la meccanica, ma vale anche per il resto. E soprattutto, dice, “i sogni non vanno tenuti nel cassetto, perché lì dentro fanno la muffa”.
Nel suo percorso c’è anche la sclerosi multipla, arrivata dopo anni di sintomi non riconosciuti. Un elemento che per molto tempo, nello sport, sarebbe stato letto come un limite netto. Oggi, anche grazie alla ricerca, il quadro è cambiato: l’attività fisica è parte della gestione della malattia, non un ostacolo. E Amadeo è stata tra le prime atlete a competere a livello internazionale con questa condizione, contribuendo di fatto a spostare lo sguardo.
Accanto alla carriera sportiva, c’è infatti un lavoro continuo di presenza e racconto. Già vicepresidente nazionale AISM, impegnata nelle scuole e nei progetti di sensibilizzazione, Amadeo porta lo sport fuori dalle gare, dentro i contesti quotidiani. Senza retorica, ma con un’idea molto precisa: “lo sport non è un limite da aggirare, è uno spazio da conquistare”.
Il legame con il Museo del Ghisallo nasce anni fa e si è consolidato nel tempo. Non è solo un luogo simbolico, ma uno spazio in cui la storia del ciclismo continua a dialogare con il presente. Ed è anche per questo che la sua presenza, nel giorno di apertura delle celebrazioni, assume un significato particolare.
Non si tratta solo di esporre una maglia iridata o di raccontare un palmarès. Si tratta di portare dentro quel luogo una traiettoria che tiene insieme evoluzione tecnica, cultura sportiva e una pratica molto concreta della possibilità.
Ingresso libero, ore 11. E una storia che, questa volta, non ha bisogno di essere amplificata. Basta ascoltarla.
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