“CONTENITORI” TELEVISIVI E LUOGHI COMUNI SULLA DISABILITA’

“CONTENITORI” TELEVISIVI E LUOGHI COMUNI SULLA DISABILITA’

10 Ottobre 2017 0 Di Maria Stella Falco

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di Maria Stella Falco

Tv e disabilità

Cari lettori di ItaliAccessibile, in questo periodo non sto scrivendo molti articoli per voi, per impegni burocratici e di studio (sto preparando l’esame di “Medina sociale” e quello di “Psicologia clinica dell’età evolutiva”); perché mi sono appena sottoposta a un trattamento medico che mi scombussola un po’ mentalmente e psicologicamente: sto parlando delle infiltrazioni con tossina botulinica. Fatemi sapere se siete interessati a saperne di più su questo trattamento, o almeno, su come io lo affronto, e vi racconterò.

Premessa: almeno negli ultimi anni della mia vita, ho scelto di evitare di guardare la tv (a parte alcuni selezionati programmi – “Un posto al sole” e molti film, italiani e stranieri, spesso in prima tv , romantici o sulle tematiche che studio e vivo: dopo la laurea in Servizio sociale e l’abilitazione come assistente sociale, mi piacerebbe iscrivermi al DAMS, Corso di laurea che è, da quest’anno, attivo all’Unisalento).

Per quanto ho scritto sopra, però, cerco, quando posso, di riposare quanto più è possibile. Dunque, ora accendo più spesso la tv e guardo, spesso senza prestare molta attenzione, o meglio, con approccio critico, i cosiddetti “contenitori” (“Domenica Live”, “Verissimo”, “Pomeriggio Cinque”, “Sabato Italiano”). Seguirà qualche mia recente riflessione a riguardo, dato che il “tema” comunicazione mi è caro.

Tutti questi programmi, oltre al fine di intrattenere basandosi sul senso comune e i luoghi altrettanto comuni; di spettacolarizzare persone e situazioni, per vari motivi, delicate, non ne hanno molti altri (rimando a questo mio vecchio articolo per ItaliAccessibile https://www.italiaccessibile.it/luoghi-comuni-e-disabilita/).

Inoltre, rispetto ai temi, agli argomenti, alle storie trattati/raccontate, non si arriva mai a una conclusione (la classica frase della rispettiva conduttrice è: “ne parleremo ancora, in una prossima puntata”). Quest’ultimo particolare mi infastidisce molto.

Mi infastidisce, però, ancora di più il fatto che, saltando qualche puntata e riaccendendo la tv dopo qualche giorno, non è cambiato nulla di una virgola, rispetto agli elementi, onnipresenti, a cui ho fatto riferimento sopra (senso e luoghi comuni, spettacolarizzazione, personaggi presenti).

Assistendo a uno “spazio” all’interno di uno di questi contenitori poi, ed è stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendomi dedicare del tempo alla scrittura di questo articolo, ho sentito, un certo personaggio “molto attuale” (in quanto appena squalificato dal “GFVip”), affermare, in una sorta di domanda-esclamazione alla conduttrice e al pubblico in studio: “Non sono mica tutti celebrolesi?!”.

Vorrei far notare che:

1) i disabili fanno molta attenzione alla terminologia che si usa per parlare di patologie, disabilità.

2) l’essere cerebrolesi, per vari motivi patologici, non implica il non poter comprendere.

3) sorridere, per andare avanti nella vita, è sacrosanto ma, spesso, si dimostra ignoranza.

Maria Stella Falco
Collaboratrice/Autrice Volontaria
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