Un disabile molte volte ha problemi anche di incontinenza, pertanto a maggior ragione frequenta per così dire, questi locali (bagni) più spesso delle persone sane.
È normale quando si esce che possa capitare di dover utilizzare un servizio igienico. Per esempio, se si decide di andare in un bar per prendere un caffè, piuttosto che in un ristorante durante un pranzo.
Ma anche se si va in un centro commerciale e perché no, se si è in attesa di fare una visita medica o degli esami, quindi in un ospedale.
Bagno per disabili
Oggi pertanto parlo dei bagni per disabili.
Quello che può accadere in una città come Genova, che non è certo un paesino isolato, ma bensì una grande metropoli, è questo.
Recarsi in un locale famoso per prendere caffè e un croissant, che ti fanno pagare il triplo di quello che costa, proprio perché rinomato e, al momento di chiedere se si può utilizzare la toilette, rispondono in maniera affermativa, indicandoti anche dove recarti.
Peccato che per arrivarci ci sono dei gradini ma non basta questo, dietro la porta un’amara sorpresa: fa la sua “bella figura” un wc alla turca puzzolente.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda. La commessa avrà notato che sono “comodamente” seduta su una sedia a rotelle prima di rispondere? Io sarò anche disabile fisicamente, ma forse la signora avrà un altro tipo di disabilità, altrimenti non si spiega come può indicarmi in un luogo simile e pensare che io lo possa usare.
È incredibile comunque che ai giorni nostri, un locale noto in tutto il mondo per i suoi manicaretti, non si sia adeguato. E questo non è ahimè l’unico nella città, perché ce ne sono molti.
Un altro episodio particolare, mi è capitato in un grande supermercato; qui per andare al bagno riservato ai disabili, occorre prima richiedere la chiave. Incredibile, ma vero. Come se si potesse rubare chissà che cosa. Comunque, la richiedo e mi avvio.
Apro la porta ed ecco la sorpresa: per raggiungerlo, occorre salire una rampa con una pendenza allucinante. Per riuscire ad arrivare alla cima ci volevano le braccia di un palestrato o di un culturista e non certo le mie, ma non demordo e con una fatica immane, vinco la vetta. Il ritorno? Guardo preoccupata la discesa e penso che se in quel momento una persona apre la porta, volo via sparata come un proiettile dalla velocità acquisita. Cerco allora di rallentare con le dita l’andamento, per non finire schiacciata come un moscerino sulla parete che avevo di fronte.
Col cuore che mi batteva a mille e rossa come un papavero, esco sana e salva dai servizi.
Un altro caso che mi torna in mente è quello di un bagno in un locale pubblico, dove sembrava tutto ben fatto. Peccato che al momento di lavarmi le mani, qualcosa non funzionava. Metto il sapone e cerco di muoverle sotto il rubinetto in attesa dell’acqua. Avanti e indietro, muovo le mani, le dita ma nulla. L’acqua non esce. Mi sorge un piccolissimo sospetto. Guardo sotto il lavandino e scoppio a ridere pensando di essere in un film comico: per far uscire l’acqua bisognava schiacciare la leva sotto il lavabo. Direi il colmo! L’unica cosa che mi è restata da fare, è stata quella di allungarmi con il rischio di cadere dalla sedia e prendere delle salviette per togliermi il sapone dalle dita.
Ultima chicca. In un ospedale è logico pensare che i bagni per i disabili siano accessibili. Nulla di tutto questo, perché sarebbe troppo semplice. Mi sono difatti ritrovata un gradino davanti alla porta del servizio igienico. Sì, avete letto bene, un gradino.
A me è venuto da ridere tanto mi pareva impossibile. Dopo alcuni mesi però è stato tolto e sostituito con un piccolo scivolo.
Conclusione: dato che anche i disabili hanno tutto il diritto di frequentare i locali pubblici, pregherei questi ultimi di adeguarsi, perché non credo che costi tantissimo mettere un bagno al posto di una vecchia turca. Inoltre, mi domando quanti architetti o ingegneri si mettono nei panni di un disabile quando preparano un progetto; perché nella carta è una cosa, la realtà signori miei, è ben diversa.
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