Giusy Barraco, la rabbia dopo il furto delle sue “gambe” a Petrosino: “Non voglio pietismo, ma giustizia”

Giusy Barraco, la rabbia dopo il furto delle sue “gambe” a Petrosino: “Non voglio pietismo, ma giustizia”

9 Novembre 2020 0 Di Sabrina Longi
Tempo di lettura: 3 Minuti

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Mi hanno portato via le gambe, un bene prezioso, personale ed intimo. Sono sconvolta e arrabbiata per questo gesto vile e cattivo“, queste le parole di Giusy Barraco, campionessa siciliana di nuoto paralimpico vittima, negli scorsi giorni, di un furto più ignobile che grave presso la sua casa di Petrosino, in provincia di Trapani: quello della sua carrozzina.

Un gesto che ha sconvolto Giusy, tutta la sua famiglia, un’intera comunità e l’opinione pubblica e che non può restare impunito: “Persone ancora ignote, sono entrate nella mia casa – ha detto Giusy Barracoe hanno rubato ciò che per me era più prezioso e questo ci ha sconvolto tutti. Persino le forze dell’ordine si sono trovate davanti ad uno scenario che mai avevano visto prima. Mi sono sentita rubare le gambe per la seconda volta: prima dalla malattia e adesso da questo furto“.

Giusy soffre sin da bambina (ma lo ha scoperto solo sette anni fa) di una patologia rara denominata “Charcot-Marie-Tooth o CMT“, una malattia neurologica sensitivo-motoria che attacca i nervi periferici delle gambe e delle mani e che, purtroppo, ad oggi, non ha ancora una cura specifica, ma viene trattata con metodi ancora sperimentali che la debilitano molto: “Spero di poter trovare beneficio da queste cure, seppur con malessere, perché voglio lottare ed andare avanti, sempre!“.

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L’Asp mi mette a disposizione questo tipo di ausilio ogni 6 anni, non di certo annualmente – ha precisato fermamente Giusy -, devo quindi salvaguardare questi strumenti che per me sono fondamentali e senza i quali rischierei l’emarginazione. Alcuni giorni fa, inoltre – ha continuato la campionessa con voce commossa e affaticata – si è rotto un perno di quella che uso attualmente e questo mi ha fatto cadere nella disperazione. Per fortuna, sono riuscita a farla aggiustare grazie al supporto di amici e di tecnici professionisti“.

Ignoti ed ignobili “omuncoli”, come sono stati descritti da un quotidiano locale siciliano, non ancora individuati dalle forze dell’ordine che, però, Giusy non vuole “condannare”, ma vuole far riflettere: “La sedia che mi hanno rubato – ha specificato – è quella che uso per uscire, quella che mi ha accompagnato durante le mie nozze e nello spettacolo teatrale che racconta la mia vita “Pina volante: Giusy Barraco a muso duro” e ha per me un valore inestimabile. Per chi me l’ha rubata – ha proseguito – rappresenta un oggetto dal quale prelevare una quantità irrisoria di metallo da rivendere, ma per me è molto di più: non auguro loro alcun male, ma voglio che sappiano di avere compiuto un gesto davvero schifoso“.

Nei giorni scorsi, la disavventura di Giusy Barraco ha sensibilizzato l’opinione pubblica e la generosità di tante persone che hanno espresso l’intenzione di fare una colletta per l’acquisto di tale ausilio, ma la stessa ha inteso sottolineare con forza di non farlo: “Ringrazio davvero tutti coloro hanno espresso il desiderio di aiutarmi, ma non è necessario in quanto l’ASP, come ho già detto, mi fornisce ogni 6 anni tali ausili perché mi spettano. Non voglio assolutamente ricevere nessun sostegno economico, ma voglio solo che giunga alle orecchie di coloro che mi hanno rubato la sedia, di vergognarsi e di pentirsi. Io sono sempre stata e sarò sempre a disposizione di chi ha bisogno, perché comprendo le necessità e le difficoltà altrui: non era necessario fare questo“.

Lotto ogni giorno per la mia vita e per trasmettere un messaggio di forza destinato a tutti – ha concluso Giusy Barraco -, non ho bisogno di pietismo, ma di giustizia affinché ciò che è accaduto non accada mai più né a me, né a nessun altro“.

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