Barriere architettoniche: #vorreiprendereiltreno ma #iononpossoentrare

Barriere architettoniche: #vorreiprendereiltreno ma #iononpossoentrare

9 Luglio 2014 0 Di Redazione di italiAccessibile

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La nostra libertà sarà sempre un prezzo troppo alto da pagare. Un Paese che non abbatte le barriere sociali non è un Paese civile.” È così che #vorreiprendereiltreno iacopo melioIacopo Melio, 22enne di Lazzaretto in Toscana, risponde all’ex Ministro Maria Chiara Carrozza su Twitter. Il breve scambio di tweet inizia quando la politica, professoressa che è stata anche rettore del Sant’Anna di Pisa, proprio mentre stava andando a tenere una lezione al Sant’Anna confida a Twitter la soddisfazione di viaggiare in un treno magnifico. Iacopo ritwetta: “@MC_Carro i treni di noi plebei non sono mai magnifici, soprattutto per noi disabili che di rado troviamo attrezzati. #vorreiprendereiltreno. Iacopo è costretto su una carrozzina. Sul suo blog racconta che ha sempre portato avanti le sue battaglie non perché disabile ma perché “abbiamo gli stessi diritti”. Solo che il diritto di una persona con disabilità a prendere un autobus, un treno, a entrare in un negozio spesso, troppo spesso, si scontra contro inadeguatezza, mancanza di fondi, si scontra – e lo fa letteralmente – con scalini troppo alti, con treni e bagni pubblici non attrezzati.

Probabilmente senza neppure volerlo, né tantomeno immaginarselo, Iacopo ha lanciato l’#vorreiprendereiltreno che sta diventando in queste ore il segno identificativo virale della battaglia contro le barriere architettoniche.

Non c’è dubbio che sia forte la volontà di perorare la giusta causa dell’accessibilità come diritto imprescindibile da qualsiasi condizione fisica. Ma purtroppo, la sensazione è che questa, non possa essere una di quelle belle favole social che riescono a portare a casa qualche successo grazie al cinguettio della Rete. Le barriere architettoniche non si abbattono con le parole. Servono soldi, servono interventi e servono iniziative delle amministrazioni comunali. Altrimenti, solo coriandoli a carnevale. Un po’ come è accaduto in un’altra città toscana, Prato, dove 5000 adesivi-denuncia con il simbolo della disabilità e il cartello rosso di divieto sono stati attaccati nelle vie del centro storico in tutti i punti d’accesso e le vetrate dei negozi che non erano attrezzati per le persone con disabilità. “Io non posso entrare” riportavano gli adesivi che hanno fatto scalpore giusto l’arco di 24oreIl giorno dopo, dei 5000 adesivi a stento se ne ritrovava traccia. I centri storici cittadini hanno grosse difficoltà ad attrezzarsi: si tratta di edifici vecchi, storici,appunto, magari parte del patrimonio artistico nazionale.

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La normativa vigente in materia non è stringente per tutti gli edifici. Il P.I.S.U e il P.E.B.Asono piani per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per l’integrazione degli spazi urbani.  La Legge 41/86 obbligava “gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, numero 384, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge.” Entro un anno dalla Legge, quindi, si sarebbero dovuti adottare i piani di eliminazione delle barriere architettoniche presso ciascuna amministrazione. Presentare il P.E.B.A significa anche avere accesso ai fondi previsti per questo tipo d’interventi, ma sono passati più di 26 anni e ad esempio, in Toscana sono il 18,8 dei comuni l’ha fatto, fa sapere in una nota il Cesvot.

La legge parla chiaro ma gli interlocutori sono sordi e gli adesivi-denuncia non bastano, si staccano facilmente e i negozianti alzano le spalle impotenti.

Quest’anno per la prima volta un Tribunale ha condannato un Comune e un’azienda di trasporti – il comune di Roma e Atac – per aver discriminato una persona con disabilità rendendo impossibile l’acceso alla metropolitana. Il fatto risale al 2013.

Qualche passo verso città accessibili è stato fatto a volte grazie a mozioni di singoli consiglieri per l’attuazione del P.E.B.A previsto da bilancio, altre – le più – grazie all’attivismo di associazioni come l’associazione Luca Coscioni.  Anche una parte del recente decreto legge 24 giugno 2014 n° 90, tratta dei soggetti disabili, sul sitodell’associazione Cesare Serono è spiegato cosa cambia e cosa resta. Spesso sono proprio queste associazioni di privati a lanciare il messaggio che le vere difficoltà riguardano le piccole cose, quelle cose che per i “normodotati” sono quasi quisquilie ma che rappresentano uno scoglio grande per “gli altri”, ad esempio la sessualità (di cui ProNews ha trattato) o i centri estivi: la maggior parte dei centri estivi comunali non è pronta per accogliere bambini disabili e, meno male che ci sono le organizzazioni di volontariato!Uisp per esempio – Unione Italiana Sport per tutti –  riesce ad organizzare il tempo libero di 60 – 70mila bambini di cui molti disabili: ad esempio un progetto per diffondere la vela fra i piccoli con disabilità.

Claudia e Raffaella, invece, sono due mamme di tre bimbi con disabilità che nella vita di tutti i giorni si sono scontrate con la difficoltà di fare una delle cose più naturali per una mamma: portare i figli al parco. E allora hanno aperto un blog a contenuto libero dove mappano i parchi inclusivi in Italia, fruibili ed accessibili a tutti. Perché loro, come molte altre famiglie, non possono svegliarsi una mattina e andare al parco vicino casa ma devono organizzarsi per tempo, fare ricerche per trovare il parco adatto, cosi come la fermata della metro attrezzata, o aspettare il pullman con la rampa . La speranza di queste due mamme che non chiedono un trattamento diverso, ma uguale, è che le amministrazioni tengano presente certe linee guida in fase di progettazione e realizzazione dei parchi – aperti e sicuri per tutti.

Nel 2013 tra le 19 città  giudicate meritevoli dall’Unione Europa di ricevere il premio Eden (European Destinations of Excellence), il riconoscimento volto a premiare le destinazioni emergenti più attente alla sostenibilità e all’apertura di turismo, nell’ultima edizione particolarmente attento all’accessibilità, anche una città italiana: Pistoia. Esistono, infatti, realtà che possono essere considerate isole felici e mete turistiche accessibili: una è la Reggia di Caserta “Reggia senza barriere”.

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Assicurare l’accessibilità della ricettività, del trasporto e della mobilità, della ristorazione e del tempo libero – ci racconta  Pierpaolo Capozzi autore del blog su turismo accessibile, una sorta di guida con le strutture turistiche e gli itinerari turistici accessibili che si avvale della collaborazione di molte associazioni per persone con disabilità in Rete –  si traduce nella necessità di creare un collegamento tra i vari servizi in modo da renderli realmente utilizzabili, senza discontinuità, offrendo alle persone che hanno bisogni speciali e alle loro famiglie un ampio grado di autonomia nella fruizione turistica.” A Benevento si è da poco tenuta la terza edizione della manifestazione storica “Benevento Longobarda” e grazie alla partnership tra ItaliAccessibile e l’Associazione Benevento Longobarda, per la prima volta anche i turisti con disabilità hanno potuto assistere ad una rievocazione storica senza barriere. “E’ la prima volta che nella Città di Benevento viene sperimentato questo tipo di “accessibilità” per una manifestazione culturale. La collaborazione di ItaliAccessibile e Benevento Longobarda è stata estesa anche per il 2015, dove si cercherà di coinvolgere più turisti con disabilità da tutta Italia, invitandoli a visitare la Città di Benevento con i suoi musei e alla manifestazione nella completa accessibilità”.

Perché la disabilità non vola via come i coriandoli, è colorata come i coriandoli ma non scompare. Non scompare dopo due “cinguettii” e non è facilmente rimovibile come un adesivo da una vetrata.

(Fonte ProNews.it di Giulia Rafanelli)

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