Roma, ragazzo disabile bloccato in metropolitana: condannati Atac e Comune

Roma, ragazzo disabile bloccato in metropolitana: condannati Atac e Comune

24 Giugno 2014 0 Di Redazione di italiAccessibile

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            Era rimasto intrappolato alla fermata di Cinecittà a causa degli ascensori chiusi e della mancanza di operatori. Il tribunale: “fu condotta discriminatoria”.

            metro inaccessibile 300x250 - Roma, ragazzo disabile bloccato in metropolitana: condannati Atac e ComuneIl trasporto pubblico è di tutti, anche delle persone disabili: se non viene garantito c’è un comportamento discriminatorio. E’ questo il senso della condanna emessa oggi dal Tribunale civile di Roma contro l’azienda di trasporti Atac e il comune di Roma. Atac e Campidoglio sono stai condannati a pagare un risarcimento danni di 2500 euro in favore di un ragazzo disabile che a gennaio del 2013 era rimasto bloccato alla fermata della metro A a Cinecittà. La causa era stata allora il mancato funzionamento degli ascensori e l’assenza di personale, così la madre del ragazzo, con il sostegno dell’associazione Luca Coscioni, aveva denunciato l’accaduto.

            Intrappolato alla fermata

            Un ragazzo con la passione per il cinema e per il teatro, P.M., che quel del 3 gennaio 2013 aveva deciso di andare a visitare gli studi di Cinecittà con la mamma e due cugini. La comitiva si era informata in precedenza sul sito dell’Atac circa l’accessibilità ai disabili della fermata: in apparenza nessun problema. Ed allora erano partiti. All’arrivo però la situazione si è fatta molto complicata: gli ascensori della stazione erano chiusi, nessun addetto presente sul posto per attivarli o dare il proprio sostegno. Un’ora di attesa, la polizia che non arriva, e alla fine l’unica soluzione è stata quella di chiamare il padre del ragazzo che, arrivato sul posto,  lo ha preso in braccio o lo ha portato fuori dalla fermata.

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                      “Roma: una città meravigliosa ma che discrimina”

                      Dopo pochi mesi la mamma e il ragazzo sono ritornati sul posto, questa volta con una troupe del TG3, per documentare le difficoltà quotidiane in cui si imbattono le persone disabili nella capitale. “Roma è una  città meravigliosa ma non alla portata di tutti – ha dichiarato la madre del ragazzo, durante la conferenza stampa organizzata oggi  dall’Associazione Luca Coscioni – Mio figlio mi dice spesso: sono intrappolato. Sia sui mezzi che sulla strada. Per non parlare dell’ingresso ai negozi, che è allucinante”.

                      Giustificazioni “irricevibili” da parte di Atac
                      Oltre al mancato servizio, il tribunale di Roma ha ritenuto l’Atac responsabile anche per la mancata informazione sul proprio sito circa l’effettiva accessibilità delle fermate. Le giustificazioni addotte dall’azienda, che ha addotto come scusante la mancanza di personale, sono state ritenute “irricevibili” proprio per “l’essenzialità” del servizio degli ascensori. Il tribunale ha anche fatto riferimento al caso delle assunzioni Atac, sottolineando come presumibilmente il personale assunto in precedenza non fosse realmente corrispondente alle esigenze dell’azienda, se la vera causa del mancato funzionamento è stata l’assenza di operatori.

                      Il Comune ha omesso controllo e vigilanza
                      Anche il Comune di Roma è stato condannato. L’accusa è di omesso controllo e omessa vigilanza sull’azienda partecipata, di cui il Campidoglio è azionista unico. “Si tratta di una sentenza importante e innovativa che costituisce un precedente”, ha commentato l’avvocato Alessandro Gherardi, consigliere generale dell’associazione Luca Coscioni ” Il tribunale ha stabilito che il funzionamento degli impianti è un obbligo giuridico di Atac.  E che il Comune non deve limitarsi ad installare gli ascensori, come ha fatto, ma anche vigilare e controllare sull’operato della azienda di trasporti”.

                      La condanna
                      Roma Capitale e Atac oltre al risarcimento di 2.500 euro, sono state condannate al pagamento delle spese processuali,  a cessare le condotte discriminatorie e a garantire il funzionamento  degli impianti, nonché a pubblicare a proprie spese la sentenza sul quotidiano a maggior diffusione di Roma. “Se nei prossimi mesi non funzioneranno gli impianti noi denunceremo in sede penale il sindaco e l’amministratore delegato Atac” ha concluso l’avvocato Gherardi.

                      (Fonte Rainews.it)
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