Hospitality 2026 Ospitalità è innovazioneHospitality 2026 Ospitalità è innovazione
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Hospitality 2026: Ospitalità è innovazione

Inclusivo, accessibile, sostenibile

E l’innovazione comincia dalle persone

 

Hospitality 2026 Ospitalità è innovazione
Hospitality 2026 Ospitalità è innovazione

Riva del Garda. C’è un’innovazione che non si misura in algoritmi e tecnologia. È quella che si vede – o meglio si vive – quando un luogo accoglie tutti perché è pensato per tutti. Accade quando l’accoglienza non è solo un servizio, ma una cultura.

E proprio di questo parla la50ª edizione di Hospitality- Il Salone dell’Accoglienza, in programma aRiva del Garda dal 2 al 5 febbraio 2026. Una delle fiere B2B più importanti in Italia (e non solo) per il settore Ho.Re.Ca. (Hotel, Restaurant, Catering), che quest’anno si carica di un significato ulteriore: diventarepiattaforma per una nuova idea di futuro. Inclusivo, accessibile, sostenibile.

Con750 espositori,50.000 metri quadrati espositivi,9 padiglionitematici eoltre 100 eventi formativi, Hospitality si conferma appuntamento fieristico di riferimento per la filiera dell’accoglienza.

Questa fiera è cresciuta negli anni diventando qualcosa di più di un luogo dove si espongono prodotti: è unacommunity, unecosistema che produce cultura, forma competenze e anticipa i cambiamenti del settore”, ha spiegatoAlessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi, durante la conferenza stampa di presentazione.

Tra i temi centrali di quest’anno c’è l’inclusione. Non solo come valore etico, ma comescelta strategica, progettuale, culturale.

Un principio che si concretizza, ad esempio, nell’area“Spazio di Ognuno”, un vero e propriolaboratorio esperienzialedove l’accessibilità viene messa in pratica, testata, vissuta. Dalcaffè al buioalle simulazioni sensoriali, lo spazio è dedicato in particolare alturismo open air accessibile, con focus subisogni reali e soluzioni concrete.

Un’occasione per operatori e visitatori dimettersi nei panni dell’altroe riformulare (anche solo per qualche momento) il proprio modo di intendere ospitalità e accoglienza.

E questa visione non è più un’opzione, ma una necessità.

Secondo l’ISTAT,oltre 3 milioni di persone con disabilitàvivono in Italia. In Europa, la cifra sale a87 milioni(fonte: Commissione UE). Ma se si considera anche la popolazione conbisogni temporanei di accesso facilitato– anziani, famiglie con bambini, persone con disagi momentanei – la platea si estende aquasi metà della popolazione.

In questo senso,inclusività non significa aggiungere qualcosa per qualcuno. Significa progettare per tutti, da subito.

Secondo una stima dell’European Network for Accessible Tourism, il potenziale economico del turismo accessibile in Europasupera i 400 miliardi di euro annui. In Italia, il valore stimato è attorno ai12 miliardi– un mercato enorme, ancora parzialmente inesplorato.

In questo scenario,Hospitality sceglie di orientare il cambiamento, mettendo a sistema valori, progettualità e competenze. Non si limita a seguire le trasformazioni del settore:le affronta con metodo, cercando di costruire risposte duratureEd è qui che entra in gioco un altro elemento chiave:la formazione. Perché l’innovazione – quella vera –non è solo tecnologica. È prima di tutto cultura.

Hospitality ha scelto di investire sullaformazione professionalecome leva per trasformare il settore, attraverso un progetto strutturato e trasversale:Hospitality Academy.

Otto aree tematiche, più di 100 appuntamenti tra talk, laboratori, casi studio, esperienze immersive. Si affrontano temi come sostenibilità, marketing digitale, intelligenza artificiale, design, ma ancheaccessibilità, soft skills, customer care, benessere organizzativo.

Ma costruire unaformazione strutturata sull’inclusività nel turismoè ancora una sfida aperta. Un primo passo era stato fatto proprio in Europa con il progetto universitarioIN.TOUR- Inclusive Tourism Routes, unMaster Europeo sul turismo accessibilepromosso dallaCommissione Europea, con il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Genovae dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), tra gli altri partner del settore.

Non è stato un modello esportato su larga scala, ma ha lasciato un segno:ha dichiarato che l’accoglienza non si improvvisa. Richiede competenze, metodo, visione. Serve cultura.

In questo senso, Hospitality 2026 raccoglie quella eredità e la rilancia: costruiresaperi condivisi, creareconnessioni professionali, formare una nuova generazione di operatoricapaci di pensare in modo inclusivo.

Un altro tema forte di questa edizione è l’estensione della fiera al territorio: il progettoOut & Aboutapre la manifestazione alla città e ai suoi spazi, coinvolgendo ristoranti, bar, locali, strutture turistiche in un calendario diffuso di eventi, aperitivi, show.

Dall’AI Playground(dedicato alle applicazioni intelligenti per la gestione alberghiera) aThe Spirit Escape(esperienza immersiva tra reale e virtuale), passando per la mostraFocus on Wellness, tutto parla diun’innovazione concreta, utile, abilitante.

E in ogni spazio, torna al centroil fattore umano.

L’ospitalità è fatta di persone. E le persone fanno la differenza”, ha detto Albarelli.

In un tempo in cui il turismo globale affronta cambiamenti profondi – nuove sensibilità, esigenze ibride, trasformazioni climatiche e digitali –Hospitality 2026 prova a rispondere con una visione innovativa. CheNon è solo una scelta etica. Èuna strategia di sviluppo.
Cinquanta edizioni di Hospitality non sono un traguardo. Sono un punto di ripartenza.

DiEnrica Marcenaro

Enrica Marcenaro, sono una giornalista e una persona con disabilità. Mi occupo da tempo di scrittura e comunicazione, e il tema che più mi sta a cuore è soprattutto quello del turismo accessibile: raccontare, informare, segnalare luoghi e percorsi che possano essere realmente fruibili da tutte e tutti. Credo che l’accessibilità, oltre a essere un diritto, sia anche una questione culturale, che passa attraverso le storie, l’informazione e la condivisione di esperienze dirette.

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