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Esperienze Accessibili di Maria Stella

Esperienze Accessibili di Maria Stella

ESPERIENZE ACCESSIBILI ED (IN)ACCESSIBILI E A RODI G., VIESTE E L’ISOLA DI SAN NICOLA (TREMITI)

foto Maria Stella Falco

di Maria Stella Falco

Foto Maria Stella Falco
Foto Maria Stella Falco

Come mi piace far sapere, l’esperienza come collaboratrice volontaria di ItaliAccessibile mi ha insegnato a vivere varie esperienze didattiche, culturali, di svago, con altri occhi, con la voglia, sempre, di prenderne nota e di raccontarne al meglio le sensazioni ed emozioni scaturite.

In prossimità di un trattamento medico a cui mi sono effettivamente sottoposta a Foggia,

sono stata lontana da casa, presso Rodi Garganico, Vieste e l’Isola di San Nicola, una delle Isole Tremiti, sempre in provincia di Foggia.

Segnalo, purtroppo, l’inaccessibilità delle città e delle strutture che ho visitato: ricche di Natura incontaminata (basti pensare agli scenari e ai panorami offerti allo sguardo dalla “Foresta umbra” – percorribile in auto o a piedi, seguendo le indicazioni stradali e o i tanti sentieri – e Storia (sono, tutte, “museo a cielo aperto”), esse per il loro essere disposte su terreno non pianeggiante, su terrazzamenti predisposti artificialmente dall’uomo, non risultano accessibili. I collegamenti tra le città citate non sono proprio agevoli, soprattutto a chi soffre il mal d’auto – le strade, soprattutto quelle ricavate nei pressi della Foresta umbra, sono piene continuamente di curve forti.

Lunedì 04 settembre ho potuto vivere una giornata a mare presso il “Lido Helios” di Vieste, potendo raggiungere la spiaggia con la sedia a rotelle usufruendo della pedana.

Martedì 5 settembre ho potuto visitare, raggiungendola via mare e usufruendo dell’agevolazione sul biglietto di 15 euro nonché dell’aiuto del personale di bordo, l’Isola di San Nicola (Tremiti). Ribadisco, però e ancora purtroppo, l’inaccessibilità della zona e dei suoi incantevoli monumenti, per quanto precedentemente scritto, e perché sprovvista/i, da qualche anno, di ascensore.

Personalmente, con l’aiuto dei miei familiari e di una ragazza gentilissima del posto (incontrata “per caso”, di nome Angela), ho potuto raggiungere la piazza dell’Isola, con un automezzo (uguale a quello con cui ho potuto visitare la Reggia di Caserta grazie al “Progetto Sit In”). Da lì, ho potuto osservare ancora paesaggi e panorami mozzafiato, riposarmi al fresco in una zona verdeggiante. La ragazza, sapendo che, né con la sedia a rotelle né a piedi, insieme ai miei, avrei potuto fare molta altra strada, date le caratteristiche della città, mentre noi salivamo verso la piazza di San Nicola, in verità senza sapere cosa avremmo trovato, si è fermata e si è offerta di accompagnarmi in automezzo alla piazza, nei pressi di un bar (dove poi, “casualmente”, ci siamo fermati a pranzare, chiedendole il passaggio del ritorno). Mentre la ragazza guidava l’automezzo, durante la discesa, sulla strada del ritorno, le parlavo in continuazione per evitare di pensare e di guardare gli ambienti tanto ripidi e stretti dai quali ci stavamo divincolando; lei mi diceva: “potrai raccontare di aver visitato, in automezzo, le Tremiti”.

Non ho potuto, però, visitare interamente il Castello: troppe le scale e le zone ripide, dove, tra l’altro, si rischia di scivolare; lì, dove sono arrivata, comunque, si respirava pace, Storia, passato, silenzio.

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OLTRE OGNI LIMITE “ESTATE” , EVENTO SOLIDALE ED INCLUSIVO A “MARINA DI MELENDUGNO” (LE)

locandina oltre ogni limite

OLTRE OGNI LIMITE “ESTATE” , EVENTO SOLIDALE ED INCLUSIVO, IN PROGRAMMA SUL LUNGOMARE MATTEOTTI DI SAN FOCA “MARINA DI MELENDUGNO” (LE), IL PROSSIMO 29/07/2017

di Maria Stella Falco

OLTRE OGNI LIMITE “ESTATE” , EVENTO SOLIDALE ED INCLUSIVO, “MARINA DI MELENDUGNO” (LE)
OLTRE OGNI LIMITE “ESTATE” , EVENTO SOLIDALE ED INCLUSIVO, “MARINA DI MELENDUGNO” (LE)

Un mio amico, da qualche tempo, mi ha chiesto di scrivere un articolo su ItaliAccessibile per informare di un evento, all’insegna dell’inclusione e della solidarietà, che si svolgerà sul lungomare Matteotti di San Foca “Marina di Melendugno” (Le) il prossimo 29/07/2017. Sempre tempo fa, il mio amico mi ha inviato il comunicato stampa diffuso dagli organizzatori per l’occasione. Svariati impegni di studio, lavorativi e, soprattutto burocratici, mi hanno tenuta abbastanza lontana dal blog in questo periodo: quel comunicato è rimasto alla mail per qualche settimana; quasi allo scadere del tempo utile alla diffusione della notizia, eccomi qui a rimediare volentieri.

Riprendendo il famoso comunicato stampa, nell’intestazione, ho appena letto: Oltre ogni limite “Estate” “Sono gli eventi impossibili a rendere le cose straordinarie”: questo è un aforisma in cui credo molto, da tempo. Segue/ono una descrizione più dettagliata delle finalità dell’iniziativa; info “pratiche”.

Dopo il successo ottenuto nell’inverno 2016 nel Cinema Paradiso di Melendugno si è pensato di riproporre, con scenari diversi la giornata all’insegna della solidarietà. La manifestazione/serata di solidarietà prevede un varietà al quale parteciperanno artisti/eccellenze disabili e non del territorio salentino i/le quali saranno parte integrante allo staff organizzativo con l’unico fine di contribuire e sostenere l’iniziativa rivolta soltanto ad aiutare le famiglie meno fortunate del territorio melendugnese.

Questo evento benefico ha aperto il cuore degli Amministratori i quali ne hanno permesso col loro patrocinio la realizzazione. È un’iniziativa da riproporre, non solo ai melendugnesi, ma anche ai tanti turisti ogni estate numerosi in Salento, che vorranno partecipare affinché la solidarietà diventi cosa di tutti.

Per info: 3494718566 – Facebook: prolocomelendugno – Mail: prolocomelendugno@gmail.com

Un ultimo periodo per inviatarVi a leggere pure questi miei “vecchi” articoli:

http://www.italiaccessibile.it/esperienze-accessibili-san-foca-salento-italiaccessibile/

http://www.italiaccessibile.it/le-mie-spiagge-accessibili-del-cuore-in-puglia-di-maria-stella-falco/

In entrambi, ho segnalato la possibilità di “compiere” un’altra esperienza accessibile, sempre in San Foca, “Marina di Melendugno” (Le), e sempre d’estate!

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ESPERIENZE (QUASI) ACCESSIBILI A OTRANTO(LE): VISITA ALLA MOSTRA “CARAVAGGIO E I CARAVAGGESCHI NELL’ITALIA MERIDIONALE”

caravaggio

di Maria Stella Falco – Esperienze accessibili

Tramite i giornali locali, da qualche tempo, ero venuta a conoscenza della presenza della mostra “CARAVAGGIO E I CARAVAGGESCHI NELL’ITALIA MERIDIONALE DALLA COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE LONGHI” presso il Castello Aragonese di Otranto (Le) fino al 24/09/2017.

CARAVAGGIO E I CARAVAGGESCHI NELL’ITALIA MERIDIONALE OTRANTO(LE)Malgrado sia estate, tempo di vacanze, quest’anno sono abbastanza impegnata: prima di ritagliarmi del tempo per rilassarmi un po’, devo fare mente locale, ma cerco di comunque di godermi la stagione (riuscendoci). Nei giorni scorsi, avendo intenzione di visitarla insieme alla mia famiglia, mi sono informata sull’accessibilità dell’iniziativa culturale citata: prima consultando la pagina http://www.mostracaravaggio.it/#fh5co-info; poi chiedendo telefonicamente conferma delle informazioni riportate on line.

È innanzitutto fondamentale un cenno a Roberto Longhi, storico dell’arte del XX sec. che al Caravaggio e ai suoi seguaci ha dedicato i suoi studi, riconoscendo la portata rivoluzionaria della sua pittura, intendendolo “il primo pittore dell’età moderna”. Roberto Longhi è stato anche uno straordinario collezionista: la Fondazione che porta il suo nome custodisce il suo prezioso lascito, oggetto della mostra.

L’opera più significativa della mostra, curata dalla direttrice scientifica della Fondazione citata, è “Il ragazzo morso dal ramarro”, tela dipinta dal Caravaggio all’inizio del suo soggiorno romano (1596-1597). Gli altri capolavori, prevalentemente raffigurazioni a carattere religioso, sono dei seguaci del Caravaggio.

Mi son lasciata affascinare dalla mostra, dai dipinti, dalle personalità religiose raffigurate – che mi hanno fatto ripensare alla mia infanzia – dall’atmosfera. Vi invito, se deciderete di visitare tale mostra, a fare altrettanto.

La mostra è visitabile dalle 10 alle 24. La biglietteria chiude un’ora prima.

Accessibilità: pochi i parcheggi riservati nei pressi del Castello Aragonese. La persona disabile ed un accompagnatore accedono gratuitamente alla visita della mostra. Si accede, con montascale, solo al primo piano del Castello Aragonese, sede della mostra. Il montascale, utilizzabile col supporto di personale addetto, mi ha consentito di salire al primo piano, ma non di scendere: spesso, infatti, per cause ignote agli operatori, smette di funzionare e necessita della riparazione. Non è sempre garantita, quindi, la reale accessibilità dell’iniziativa culturale di cui si è trattato a persone non deambulanti. Sono previste ed applicate altre agevolazioni sul ticket, riportate on line e sulla brochure: qui non sono state riportate in quanto dedicate ad altre “fasce” di visitatori.

Iniziative correlate: con un solo ticket si possono visitare tutti gli ambienti del Castello, non tutti accessibili (l’accessibilità è garantita, come detto non sempre, solo al primo piano). Al primo piano è allestita la mostra fotografica di Roberto Cotroneo “Genius Loci, nel teatro dell’Arte”, risultato del lavoro, realizzato in anni recenti, sul rapporto tra pubblico e arte, tra opere e immagini fotografiche. Seguirà, appena possibile, un articolo dedicato a tale mostra. In altri ambienti del Castello sono presenti riferimenti o materiale culturale riconducibile ad altre iniziative.

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Esperienze Accessibili di Maria Stella

DISABILITA’ E GUERRA: RECENSIONE DEL MONOLOGO-DIALOGO “MILITE IGNOTO. QUINDICIDICIOTTO”

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DISABILITA’ E GUERRA: RECENSIONE DEL MONOLOGO-DIALOGO “MILITE IGNOTO. QUINDICIDICIOTTO”

di Maria Stella Falco

“Milite ignoto – quindicidiciotto” di Mario Perrotta
“Milite ignoto – quindicidiciotto” di Mario Perrotta

L’8 aprile 2017 sono stata a teatro ad assistere alla tappa ruffanese del pluripremiato “Milite Ignoto. Quindicidiciotto” (di e con Mario Perrotta). Prima di assistere allo spettacolo teatrale, previsto nella rassegna teatrale organizzata dall’associazione di volontariato culturale teatrale “Kairòs”, non ho voluto documentarmi a proposito. In questo mia breve recensione, quindi, non farò riferimento alle autorevoli fonti da cui è stato adattato questo importante lavoro teatrale.

La scenografia, volendo ricreare l’ambiente della “Grande Guerra”, terminata quasi 100 anni fa, risulta “povera”: sfondo scena completamente buio, mentre un giovane soldato, su cui si dirigono le luci qualche minuto dopo l’inizio dello spettacolo teatrale, è seduto su sacchi di juta accatastati, che, se non fosse per il colore diverso, danno l’idea di essere pezzo di muretto a secco, tipico delle mie zone.

Essenziali gli effetti sonori, dato il tema dello spettacolo teatrale, “cooprotagonisti” insieme all’unico protagonista in scena.

Milite ignoto. Quindicidiciotto” racconta, dal punto di vista di un giovane soldato al Fronte, la “Grande Guerra”; ripercorre, attraverso la voce e le riflessioni profonde e ad ampio raggio del soldato, quei drammatici accaduti.

Tutto ciò fedelmente rispetto alla storia “ufficiale” ma offrendone un punto di vista nuovo, quello del giovane soldato al Fronte appunto, che si interroga sul senso di ciò che lì accade, della vita e della morte, sulla sorte dei “fratelli” provenienti da ogni luogo d’Italia, vincitori e vinti. E si chiede chi abbia veramente perso: tutti, vinti e vincitori, gli uomini, quelli rimasti vivi che, a causa della Guerra, hanno perso il senso della vita e la loro identità, e con essa gli affetti, dopo questi accaduti terribili.

Non posso fare a meno di scrivere, dato che li ho notati, che sono presenti richiami al “tema” della disabilità (e in generale della sofferenza umana, fisica e psichica) dato che si fa riferimento ai tanti soldati che rimangono mutilati, e dunque invalidi, a causa della Guerra.

Il tema generale, purtroppo, fa pure pensare ad oggi.

A livello tecnico e linguistico, “Il milite ignoto” è un monologo-dialogo, perché l’attore, che recita utilizzando vari dialetti, dalla cui commistione nasce una “lingua” a tratti incomprensibile, sembra interagire col pubblico e coinvolgerlo realmente.

Questo “pezzo teatrale” l’ho trovato emotivamente forte, ma a tratti è “scappato” qualche sorriso amaro, e ne ho tratto spunti di riflessione. Non so se mai insegnerò però, anche se non è proprio uno spettacolo adatto ai ragazzi, mi piacerebbe che lo vedessero quelli degli ultimi anni delle superiori. Questa mia breve recensione è quella di “gente studiata”, che però ora sa quanto è importante vivere, chiudendo i libri, perché “studiare troppo fa male”. Questa chiosa per dire che, anche perché relativo a eventi che, purtroppo, hanno coinvolto tutto il mondo, questo spettacolo ha parlato anche della vita di ognuno degli spettatori.

 

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UNA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA PER ABBATTERE I TABU’ SU SESSUALITA’, AFFETTIVITA’ E DISABILITA’

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UNA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA PER ABBATTERE I TABU’ SU SESSUALITA’, AFFETTIVITA’ E DISABILITA’

Abbattitabù - Università del Salento
Abbattitabù – Università del Salento

di Maria Stella Falco

Anche se non ho potuto partecipare all’evento di ieri, ve ne ho dato notizia con un post sulla pagina Fb di ItaliAccessibile: presso il Rettorato dell’Unisalento, si è si è svolta ieri la conferenza stampa di presentazione della rassegna cinematografica del progetto “Abbattitabù” (http://www.italiaccessibile.it/abbattitabu-abbattiamo-tabu-sessualita-affettivita-disabilita/) sul tema “affettività, sessualità e disabilità”.

Questa iniziativa partirà, con la prima proiezione (“La sfida di Jace”), il 29 marzo a Lecce, c/o le Officine Cantelmo, ore 18.30. L’appuntamento cadrà il mercoledì. Tutti e quattro i film che saranno proposti – tutti i titoli, e le date in cui saranno proposti, sono nella locandina dell’evento – raccontano la disabilità, quattro storie che coinvolgono persone con differenti disabilità. Il filo conduttore della rassegna sarà il tema dell’affettività e della sessualità, affrontato da “un’angolazione insolita” – ha detto Serena Grasso, peer educator di “Abbattitabù” durante la Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.

La rassegna cinematografica si rivolge a quanti – famiglie, persone non disabili, ecc. – vogliono, per vari motivi, avvicinarsi al tema dell’affettività e della sessualità delle persone disabili.

Secondo la direttrice Generale dell’Asl Lecce, attualmente, tutti gli “attori sociali” – dunque, anche i servizi – mostrano di affrontare questo tema con una consapevolezza sempre maggiore, ma “occorre ancora abbattere la credenza diffusa che la dimensione affettiva e sessuale nei disabili sia secondaria rispetto ad altri bisogni della vita”.

Secondo la delegata del Rettore, prof.ssa Eliana Francot, la rassegna si propone di dare il suo contributo in questo senso, cioè di innalzare le “conoscenze in materia di disabilità” e di contribuire “al miglioramento della qualità della vita degli studenti”

Come ha affermato il prorettore dell’Unisalento , l’Università dà “grande importanza al tema affrontato ed alla capacità di lavorare in sinergia con altri enti” in seguito a protocolli di intesa stipulati tra varie realtà: l’Università, in particolare l’Ufficio integrazione disabili; la struttura sovradistrettuale di riabilitazione dell’Asl di Lecce; in questo caso, le Officine Cantelmo, che ospiteranno le proiezioni.

In ultimo, qualche “nota di servizio”: sarà garantita, ad eccezione del primo film, per motivi tecnici, trattandosi di una produzione per la tv, l’accessibilità dei contenti proposti. Tutti i film, infatti, saranno sottotitolati; personale specializzato, inoltre, sarà disponibile a raccontare i film ai non vedenti. Relativamente all’accessibilità del luogo, le Officine Cantelmo sono accessibili: l’ho anche sperimentato personalmente.

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CON “ABBATTITABU’ ABBATTI(AMO) I TABU’ SU SESSUALITA’, AFFETTIVITA’ E DISABILITA’

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Foto equipe Abbattitabù

di Maria Stella Falco

In occasione del World Social Work Day vissuto il 17 marzo 2015 promosso dalle associazioni internazionali del Servizio Sociale IFSW, il Corso di Studio in Servizio Sociale e in Progettazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali, d’intesa con l’AIDOSS (Associazione Nazionale Docenti di Servizio Sociale), ha organizzato un momento celebrativo attraverso un “open forum” rivolto a studenti e assistenti sociali sui temi del Servizio Sociale e promozione della dignità e del valore delle persone il giorno 31 marzo 2015.

In tale occasione ho avuto modo di riflettere e di avvicinarmi, come persona e come studentessa di servizio sociale, a questioni che, prima di allora non avevo approfondito.

In particolare, dialogando con docenti, professionisti e con gli altri partecipanti al tavolo, ho ricevuto un input che mi ha portato ad interessarmi al tema dell’affettività e della sessualità delle persone diversabili.

Successivamente, personalmente e professionalmente, ho voluto “coltivare” tale interesse, partecipando ad altre iniziative inerenti ad esso.

Ho cominciato a collaborare al “Progetto Abattitabù”, nato dalla cooperazione dei Gruppi di Lavoro dell’Ufficio Integrazione Disabili dell’Università del Salento e della Struttura Sovradistrettuale di Riabilitazione dell’Asl Lecce, all’interno di un Protocollo d’Intesa tra i due enti.

Abbattitabù” è una sperimentazione che si inserisce in un percorso, avviato da tempo dai due enti, che vuole mettere al centro dell’attenzione la persona con disabilità in tutte le sue dimensioni (di studio, di lavoro, di tempo libero e di affettività). Tale sperimentazione coinvolge anche alcuni studenti universitari disabili che stanno seguendo un percorso di peer educator (io, Serena Grasso, Giacomo Linciano, Danilo Mi).

Logo Abbattitabù

La prima fase del progetto ha previsto l’istallazione di quattro cassette delle lettere presso punti nevralgici delle sedi universitarie dell’Unisalento (l’Ufficio Integrazione, la Biblioteca interfacoltà di Studium 2000; le segreterie studenti del palazzo Codacci Pisanelli ed Ecotekne) per raccogliere domande, curiosità, ecc. sul tema della sessualità, affettività e disabilità

Le risposte, a cura dei peer educator dell’Ufficio Integrazione Disabili e degli esperti del Servizio di Consulenza Sessuologica alle persone disabili della Asl Lecce, sono pubblicate la prima settimana di ogni mese sulla pagina facebook https://www.facebook.com/abbattitabu. Vi invitiamo a seguirci!

Essere peer educator mi sta consentendo fare esperienza, personale e “professionale”. Ho la possibilità di confrontarmi, come persona disabile e come futura assistente sociale su temi, quali l’affettività e la sessualità delle persone disabili, che per molti (disabili e non) rappresentano ancora un tabù. È necessario impegnarsi socialmente e offrire alla gente occasioni di riflessione in modo che tali pregiudizi e stereotipi vengano superati, o almeno mitigati.

Su questi argomenti è necessario sensibilizzare, informare, “metterci la faccia”, dando anche consigli “contestualizzati” in risposte a quesiti che ci vengono posti, per “dimostrare” che la persone disabili hanno diritto a vivere e possono vivere tutte le dimensioni di vita.

 

 

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Esperienze Accessibili di Maria Stella

ESPERIENZE ACCESSIBILI: PRIMA DI ASSISTERE AL “DIARIO DI UN BRUTTO ANATROCCOLO”

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di Maria Stella Falco – Rubrica Esperienze accessibili – Recensioni

Maria Stella Falco

Caro diario,
prima mi presento e poi voglio raccontarti qualcosa che ho vissuto in questi giorni.
Io sono una studentessa di Servizio sociale in piena sessione d’esame (ne ho programmato solo uno, ma è un esamone propedeutico al prossimo tirocinio) e ho già chiesto la tesi in “Psicologia dello sviluppo”, anche se mi mancano ancora esami, sull’argomento –  è la prima volta che te lo scrivo  – “il percorso di accettazione di sé”.

Nei giorni scorsi, accedo dal cellulare su Fb, solo un secondo per controllare le ultime notifiche, mentre cerco di ripetere (avendo l’impressione di non riuscire a ripetere nulla). Noto di aver ricevuto una notifica: Paola Martino ha condiviso sul mio diario un post in cui l’associazione di volontariato culturale teatrale “Kairòs” invita ad uno spettacolo teatrale, portato in scena dalla “Factory Compagnia transadriatica”. Lo spettacolo si sarebbe tenuto domenica 12 febbraio, in un salone multifunzionale vicinissimo a casa mia. Leggo velocemente di cosa si tratta, leggo “Diario di un anatroccolo” e “Non te lo perdere”. Chiudo e continuo a ripetere.
La mattina in cui succede questo, mia madre si trova presso il salone multifunzionale vicino casa mia, dove i suoi alunni stanno assistendo a uno spettacolo teatrale.  Me ne ha parlato velocemente qualche giorno prima, non ricordo come si intitola lo spettacolo a cui stanno assistendo i bambini.

Poco dopo mi chiama mia madre: “abbiamo visto lo spettacolo teatrale, sulla brochure è rivolto un ringraziamento anche a Paola Martino”. Poi mi racconta lo spettacolo teatrale. Ripenso alla notifica: Paola Martino la conosco bene da anni, è Responsabile dell’Ufficio Integrazione dell’Unisalento, coinvolge gli studenti universitari (e non solo) in mille (e una) iniziative interessanti. Penso che un po’ mi conosca bene anche lei, altrimenti non mi avrebbe scritto: “non ti perdere Il diario del brutto anatroccolo”. Cambio idea: i libri restino chiusi, meglio riposare la mente: a vedere lo spettacolo ci andrò.
Chiamo ai numeri indicati nel post per capire se è necessaria la prenotazione, mi risponde la mia madrina di Battesimo e Cresima, attiva nell’ambito dell’associazione “Kairòs”, di cui il marito, mio padrino di Battesimo, è presidente. Domenica, insieme a mia madre vado al salone multifunzionale, trovo anche Daniela e tanta gente che conosco: avete presente quando vai in un posto pensando di non conoscere nessuno e invece conosci tutti? Chiacchieriamo io e Daniela, salutiamo un po’ di gente, poi inizia lo spettacolo…

*Nota ai lettori, presto scoprirete perché ho scritto questo articolo sotto forma di pagina di diario. Presto scoprirete, anche, perché, in alcuni punti, ho usato termini e un modo di costruire la frase tipico dei bambini.

 

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Esperienze Accessibili di Maria Stella

ESPERIENZE CINEMATOGRAFICHE ACCESSIBILI: UNA “LETTURA” DI “FUGA DA REUMA PARK” E “MISTER FELICITÀ”

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di Maria Stella Falco – Rubrica Esperienze accessibili

Durante questo periodo natalizio sono andata al cinema due volte: la prima per vedere il film di Aldo, Giovanni e Giacomo “Fuga da Reuma Park”; la seconda per vedere il film di e con Alessandro Siani, “Mister Felicità”.
Non ho apprezzato il film del trio, seppur attraverso la trama i comici abbiano cercato di “autocelebrare” il loro sodalizio artistico che dura da un quarto di secolo e di far riflettere, usando troppo i toni della parodia, su un tema importante: quello del destino che può capitare agli anziani non più autosufficienti, spesso abbandonati dalla propria famiglia in contesti socio-sanitari che, di per sé, possono alterare o limitare l’espressione della personalità di ognuno. Tant’è che oggi si discute della necessità, e si cerca di attuare, per gli anziani, quando possibile, un progetto di cura all’interno delle mura domestiche.
Seppur di tali temi è stata rappresentata una parodia, il risultato è stato suscitare, almeno negli spettatori con cui ho potuto confrontarmi, un’ilarità patetica, che “lasciava un amaro in bocca” e, dunque, non divertente.
Alessandro Siani, come regista e interprete dei suoi film, non mi ha deluso neanche quest’anno. Dopo “Si accettano miracoli”, degno di nota in questa sede oltre che per la sua trama complessiva (a cui si rimanda per necessità di sintesi) anche per la presenza di un personaggio non vedente (Chiara, la ragazza di cui Fulvio si innamora), il partenopeo emoziona con un lavoro cinematografico ben riuscito e gradevole.
A proposito della trama di “Mister felicità”, essendo il film in programmazione nei cinema fino all’11/1, non voglio anticipavi molto, ma mi sento di invogliarvi a guardare questo film: il lavoro, seppur in chiave “leggera”, seguendo i toni della commedia (ricca di rivelazioni inaspettate) e, dunque, suscitando spesso sorrisi, racconta una storia che tocca temi importanti: la precarietà lavorativa giovanile, spesso motivo di frustrazione; il valore dello sport e la necessità di praticarlo, le difficoltà che possono insorgere (economiche e di salute) nella vita di ognuno; la necessità, in alcuni frangenti della vita, di rivolgersi a specialisti per ritrovarsi e ritrovare la felicità, che forse neanche esiste, il tema dell’amore filiale e romantico…
Ricordo che, a proposito del biglietto, le persone disabili (e i loro accompagnatori) possono usufruire di tariffe agevolate o dell’esenzione del biglietto, a seconda di quanto previsto dalle leggi e dai regolamenti in vigore vari cinema.

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Esperienze accessibili al Cinema vedendo “Quo Vado?” di Checco Zalone

Maria-Stella-Falco-Quo-Vado

Ieri, insieme alla mia famiglia, ho visto al cinema il nuovo film di Checco Zalone, già dopo la prima giornata di esordio campione di incassi.

Esperienze Accessibili al Cinema – Quo Vado? Zalone

“Quo vado”, avrei detto tempo fa! Fin da piccola, infatti, il mio rapporto con il cinema ha fatto i conti con le mie paure che, fino all’anno scorso, mi hanno impedito, soprattutto nei periodi più difficili della mia vita, di guardare film nelle sale cinematografiche.

Tutto ciò non mi ha mai impedito di apprezzare e interpretare i lavori cinematografici (pure inerenti la disabilità), specie italiani, che visionavo grazie alle piattaforme tv attualmente diffuse.

Le cose sono cambiate, sono cambiata io, sono cresciuta e ho ripreso ad andare volentieri al cinema.

Ammetto che ho trovato originale la scelta dell’entourage di Zalone di non diffondere in tv scene del film “come promozione”. Gli sketch preparati ad hoc per “invitare” la gente al cinema, già quelli, mi hanno fatto sorridere, e mi hanno fatto, appunto, venir voglia di andare al cinema.

Insieme alla mia famiglia, ho scelto di non partecipare alle prime proiezioni, nel primo giorno. Ci sarà troppa fila per accedere, pochi posti in sala, abbiamo pensato.

Ieri mattina abbiamo comprato i biglietti, presso la biglietteria del cinema prescelto per vedere il film.

Sapevo di poter ottenere la “tariffa agevolata” per quanto riguarda il mio biglietto (a metà prezzo), ma ignoravo l’ulteriore agevolazione offerta dalla produzione, da Medusa: il mio biglietto, infatti, ha avuto un costo pari a 0 €. Inoltre, sempre presso la biglietteria del cinema, ho saputo che avrei potuto (e infatti così ho fatto), entrare al cinema da un’entrata secondaria accessibile, in modo da non trovarmi tra la calca.

Tutti sappiamo, come ho scritto all’inizio, che questo film ha (giustamente, perché è “ben fatto”, secondo me), ottenuto il “pienone”, il boom di incassi. Nell’orario della prima proiezione giornaliera (alle 17.00) la sala era affollatissima, piena di gente, di famiglie con bambini, anche piccoli. Inoltre, mi ha sorpreso la presenza di molte persone in sedia a rotelle, soprattutto bambini e ragazzi.

Tutti, in sala, abbiamo sorriso e riflettuto…In ogni caso, per ora, vi auguro solo buona visione. Le riflessioni le rimando a dopo le Feste, perché altrimenti perdete la possibilità di “scoprire” la trama (e altre soluzioni originali in merito alle modalità di proiezione del film), ben scritta, tanto da far sorridere e soprattutto riflettere, ribadisco, offrendo anche spunti inerenti “l’immaginario collettivo” circa la disabilità….

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LUOGHI COMUNI E DISABILITÀ : “Il sole esiste per tutti”

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Rubrica Esperienze Accessibili di Maria Stella Falco

LUOGHI COMUNI E DISABILITÀ
LUOGHI COMUNI E DISABILITÀ

Innanzitutto, mi dispiace per non aver scritto per un po’. Non ho pubblicato, ma sto preparando vari articoli per il Blog. In questo pezzo vi anticiperò quale sarà il mio prossimo articolo. Prima, però, sento di voler condividere con voi qualche riflessione a proposito di “luoghi comuni e disabilità”: per farlo, riprendo quanto ho scritto poco sopra; in questo periodo non ho pubblicato perché non ho avuto il tempo materiale per scrivere.

Sono stata impegnata. A breve, venerdì, sosterrò un esame, un esamone. L’ottavo del mio secondo corso di laurea triennale. Ho fatto varie visite specialistiche di controllo. Ho fatto, come al solito, molta fisioterapia; ho prenotato un trattamento importante che mi permetterà, speriamo, di camminare meglio.

Ho avuto bisogno di riposarmi, mentalmente e fisicamente. Forse ne avrò ancora bisogno. Ne hanno bisogno tutti, di tanto in tanto. L’anno scorso è stato un anno impegnativo per me: ho svolto il Servizio Civile Nazionale. Non ero mai a casa. Anche quest’anno “salta fuori” qualche bella esperienza “di lavoro”. No, la mia vita e il mio “lavoro”, più o meno, coincidono. Così “è capitato” nella mia vita, per fortuna.
Io, come tutti, scelgo come vivere e portare avanti la mia vita. Scelgo come impiegare il mio tempo. Scelgo, di impegnarmi, umanamente e professionalmente, in ciò che mi appassiona. Scelgo di raccontare storie di vita, anche la mia. Non è una vita vuota passata in solitudine: un tempo forse sì, ora no, per fortuna.
Ho scelto di diffondere un po’ di “cultura sulla disabilità” ma, a volte, mi scontro con qualche luogo comune. Allora comprendo che devo impegnarmi ancora di più, devo parlare di disabilità, dobbiamo.

Per qualunque motivo può capitare che di una persona (o di un tot di persone, di un gruppo, per dirla senza tirare in ballo il solito “per categoria”) si pensi che sia “quella che sta sempre a casa (davanti al pc o a studiare)”. Le reputo frasi fatte. Le reputo frasi insensate. Frasi non vere.
Adatto “al tema” alcuni versi di una bellissima canzone di Tiziano Ferro, “Il sole esiste per tutti”:

Concediamoci una vera lunga sosta
Una sosta dai concetti e i preconcetti
Una sosta dalla prima impressione
Che rischia di sbagliare

È vero, per accettare e comprendere come valorizzare il “proprio io” (ovviamente anche a prescindere dalla disabilità) ci vuole tanto coraggio. Si deve voler cominciare a prendere in mano la propria vita. Si deve cominciare a vivere la propria vita come davvero si desidera. Io l’ho fatto…Sei anni fa. Sono contenta di come vivo la mia vita: di quel che faccio, di quel che studio, di avere pochi amici (ma veri), di come mi diverto; di avere tanti progetti da realizzare; dei miei momenti no, quando trovo sempre un motivo per ricominciare a camminare.

Vi dicevo del mio prossimo articolo: vi racconterò un’amicizia vera e bella nata nel “mio” Salento, un’estate, al mare: è l’amicizia tra Marta Osti e Francesco Sena. Ho voluto conoscere meglio e raccontare la loro storia e le loro avventure qui, sul Blog, dopo averne sentito parlare in tv…

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Intervista al cantautore Bonaffini ricordando anche il Maestro Bertoli

Luca_Bonaffini

di Maria Stella Falco

Con l’intenzione di dedicare altro spazio a Luca Bonaffini su ItaliAccessibile, pubblichiamo una sua bella (e corposa) intervista.

Luca Bonaffini
Luca Bonaffini

Giovedì 3 dicembre 2015, ore 21 (presso il Teatro Ariston di Mantova), si terrà il concerto-racconto del Cantautore, collaboratore fisso di Pierangelo Bertoli, che in quell’occasione presenterà – insieme a Dario Bellini – il libro/cd a lui dedicato dallo scrittore siciliano Mario Bonanno (La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini, Gilgamesh, 2015). Non aggiungo altro, buona lettura!

DOMANDA: Documentandomi sul suo “percorso” artistico, dagli inizi fino ad oggi, mi è naturale definirLa un artista poliedrico. A quindici anni, già appassionato di teatro e disegno, impara da autodidatta a suonare la chitarra. La chitarra l’ha accompagnata durante tutta la sua gavetta, prima dell’incontro col suo Maestro, Pierangelo Bertoli. Mentre la maggior parte dei cantautori e dei discografici non “rispondevano” a chi proponeva le sue canzoni “sui nastrini o sulle musicassette”, si è mai sentito un cantastorie?

RISPOSTA: No. Mi sentivo un ragazzo pieno di problemi e di urgenze. Mi faceva soffrire vedere chi subiva delle ingiustizie e volevo gridarle. La musica, allora, era ancora di moda. Negli anni ’70, imbracciai la chitarra e cominciai a urlare la mia rabbia e il mio amore. I cantastorie facevano altro. Io ero un cantautore. Anzi, mi sentivo così…

D.: Se non avesse incontrato Bertoli…provi ad immaginare per Lei un altro “percorso” intellettuale (non lo definisco “lavorativo” così come Lei non ama definire il suo percorso “carriera”). Perché?

R.: Quello con Bertoli è stato un percorso “intellettivo”, ovvero di “testa”. Non posso immaginare quello che è già stato, posso fantasticare su quello che verrà.

D.: A proposito del Suo incontro con Bertoli (1983), Lei dice che non sa dire se quell’incontro fu voluto dalla Fortuna o dal Destino. Cosa può aggiungere a riguardo? Io non credo ne’ alla Fortuna né al Destino. Preferisco parlare di “coincidenze significative” che in un dato momento della nostra vita ci capitano.

R.: Il caso, allora. Un caso però determinato dalla mia passione e tenacia (che mi ha portato a lui) e dalla sua attenzione (che mi ha scelto). Le coincidenze le lascio a Trenitalia.

D.: Perché Bertoli ha creduto in Lei? Che ricordi ha del periodo in cui Bertoli La “formava” e La “osservava”? Il Maestro non amava produrre, eppure ha prodotto il Suo secondo album: come visse questa opportunità? Poi è diventato il suo “collaboratore fisso”. Ricorda il momento in cui Bertoli Le chiese di scrivere canzoni per lui o insieme a lui. “Improvvisamente”, quel testo mi ha “catturato”, è pieno di “voglia di vivere”…

R.: “Improvvisamente” la scrissi nel 1985, quattro anni prima che lui la scegliesse. Faceva così con molti ragazzi (e non solo ragazzi), perché amava scoprire le cose belle, almeno secondo lui. Io sono stato un privilegiato, lo so benissimo. Gli sono e gli sarò sempre riconoscente. Però, ti garantisco che la scuola è stata dura.

D.: A proposito della canzone “Spunta la luna dal monte” (1991, feat Tazenda, presentata a Sanremo, dove ebbe moltissimo successo). Lei riadattò questo testo, dal sardo all’italiano. Io ho studiato Lettere. Che esperienza è stata, “tradurre”? Mi dirà che troverò questa risposta nel Suo libro “Come nacque Spunta la luna dal monte” (2013). Non vedo l’ora di leggerlo, son contenta di conoscere la Sua storia, artistica. Mi son fatta l’idea che Lei deve molto a Bertoli, ma credo valga anche il contrario…

R.: Bertoli era importante, era un nome e mi scelse. Poi, per sua (e per mia) fortuna, scelse bene. Il testo, lo spiego bene nel libro, lo scrisse lui. Io ero presente e gli diedi qualche piccolo suggerimento, come spesso accadeva quando scrivevamo brani che firmava lui o che firmavo io. Non è una traduzione, è un altro testo con delle affinità concettuali e qualche riferimento. Pierangelo, in una notte (il 6 gennaio 1991), fece un capolavoro. Disse cose difficili, in poche righe, senza ledere la parte sarda, creando una creatura nuova. E la luna splende ancora…

D.: Lei è cantautore, produttore, scrittore e regista teatrale! Se dovesse definirsi in una sola parola…è? Può sintetizzare brevemente la sua produzione, “multiforme” e sempre all’avanguardia, anche “oltre” il “sodalizio” con Bertoli, è “sulla scena” da più di trent’annii, conta collaborazioni illustri (con Flavio Oreglio, Claudio Lolli, ad esempio)… Ho provato a farlo io, ma mi pare sempre di “non citare” qualcosa che lei ritiene fondamentale, nel suo percorso. Secondo me, è sempre magistralmente riuscito a esprimersi al meglio, riproponendo ora in musica, ora a teatro, ora per iscritto, ciò in cui crede, come meglio crede …

R.: Grazie. Però le parole preferisco usarle non per definirmi, ma per scrivere canzoni, copioni o racconti. Io sono l’insieme di tutte le cose che ho fatto e che farò. Un uomo, prima di tutto. Un essere umano fortunato che ama “fare”. Quando vedo qualcosa di compiuto rinasco. E quindi ho un’altra vita davanti…

D.: “Bertoli viveva facendo ciò che sentiva, cantava ciò in cui credeva, facendolo come credeva: con le mani, con la voce, con la testa puliti” Che bella descrizione dell’arte del Maestro, ha un che di teatralità…

R. Era un duro e puro, Angelo. Non si spaventava di nulla e l’unica preoccupazione che aveva era per la sua famiglia. I suoi bimbi, piccoli, erano felici sapendo di avere un papà così forte. Ma lui temeva che, un giorno, venendo a mancare, gli avrebbe tolto quella felicità.

D.: “Pierangelo non è cantabile da chiunque, ma è interpretabile in tante maniere”. Ma che esperienza, umana e professionale, è stata per Lei, scrivere per Bertoli? Testi impegnati, veri, melodici…

R. Personalissimo nel modo di raccontare ciò che scriveva, condivisibile da un’enorme schiera di artisti. Chi ha contenuto e spessore, come Bertoli, è di nicchia e popolare al tempo stesso. Come i grandi leader.

D. Mi scriva qualcosa di Bertoli “uomo di tutti i giorni”, come viveva e affrontava la sua disabilità? Ho apprezzato molto la spiegazione del titolo del suo album omaggio al Maestro: “Sette volte Bertoli” (2014). Sa che io ho scoperto poco tempo fa il fatto che Bertoli fosse disabile? Perciò, tempo fa, decisi di documentarmi. Ho conosciuto Bertoli grazie al remake di “A muso duro” per Italia Loves Emilia (2012)

R. Era tutti i giorni a muso duro. Non mollava mai, sempre disponibile per tutti e innamorato della sua donna (la moglie Bruna) e della sua famiglia. Lavoratore instancabile e padre attento. E, nel mio caso, un maestro molto presente!

D.: “Una vita a muso duro” è il docufilm sulla storia di Pierangelo (di Giancarlo Governi, Regia Silvio Governi, produzione Rai per la serie “Grandi Protagonisti”). Insieme al figlio Alberto, ha parlato di Pierangelo al Festival della Filosofia a Sassuolo, dove il documentario è stato presentato in anteprima. So che andrà in onda a Dicembre, mi sa dire quando, dove? Spero non sarà messo in onda in seconda serata, come capita spesso quando si propongono storie che, in vario modo, hanno a che fare con la cultura e la disabilità.

R.: Non so nulla. Ho partecipato, ma non mi informo sulla diffusione. Al Festival, purtroppo, non c’ero. Ma quando andrà in onda, non me lo perderò sicuramente.

D. Il 3/12, Giornata internazionale delle persone con della disabilità, al Teatro Ariston di Mantova si terrà un concerto-racconto durante il quale presenterà – insieme a Dario Bellini – il libro/cd a Lei dedicato dallo scrittore siciliano Mario Bonanno, “La protesta e l’amore. Conversazioni con Luca Bonaffini” (Gilgamesh). La Prefazione è di Claudio Lolli, mi racconta le vostre collaborazioni? Perché avete scelto questa data per la prima presentazione di questo libro-confessione Mi darà la risposta che mi aspetto, credo. Non vedo l’ora di leggerlo. Tornare in quel teatro, sarà una giornata emozionante, senza autocelebrazioni. Non le piace “autocelebrarsi”, in un’epoca in cui molti lo fanno, forse….

D. Senta, perdoni le mie domande lunghissime, ma so che in quest’occasione si presenterà anche una ristampa dell’album “Il Ponte dei Maniscalchi”, perché per quest’occasione avete scelto di ristampare proprio quell’album (1989), in cui è presente la traccia che dà il titolo al libro?

R.: Lolli entra nella mia musica quando ero adolescente. Tra Bennato e Young s’inserì quel cantautore così difficile, articolato e intellettuale. La mia compagnia, piena di chitarristi, lo aveva idealizzato. Io, inizialmente scompensato, cominciati ad ascoltarlo come una droga. Poi, lo conobbi dopo un concerto, nel 1980. Credevo di avere incontrato Dio in persona. Gli strinsi la mano. Ma, solo dopo molti anni, nel 1998 facemmo un concerto insieme intitolato “La protesta e l’amore”. Da lì, una canzone e un cd insieme, l’anno dopo. Bonanno, fondamentalista del cantautorato italiano, considera quell’album il mio più rappresentativo. L’album s’intitolò “Il ponte dei maniscalchi”. Quindi, quando insieme a Bellini abbiamo pensato a una pubblicazione in occasione dei miei trent’anni di attività, l’ho tirato fuori dal cassetto e ho deciso di regalarlo al pubblico che comprerà il libro di Bonanno. È vero. Non amo autocelebrarmi. Sono vivo e le celebrazioni le faranno i posteri in occasione della ricorrenza dei trecento anni dalla mia scomparsa. Ovvero, tra quattrocento anni

 

 

 

 

 

 

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Esperienze Accessibili nell’Era 2.0. Comunicare la Disabilità

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di Maria Stella Falco

Oggi più che mai, l’uomo pone in essere una comunicazione “globale”, che supera i confini spaziali, temporali e culturali.

Nel mio piccolo, in quanto strumento che, se ben usato, permette l’abbattimento delle barriere (fisiche, culturali), sempre in tal senso insomma, ho navigato on line.

Esperienze accessibili. Comunicare la disabilità

Da anni, la tecnologia informatica mi permette di “partecipare meglio al mondo della comunicazione”, per motivi di formazione (ai quali si collegano necessità pratiche, quale può essere il reperimento di libri da una libreria on line, che mi vengono spediti direttamente a casa) o di socializzazione (che, per sfatare un luogo comune, non limita, anzi migliora, il mio grado di socializzazione “naturale”, soprattutto perché ritengo che, come molti, cerco di usare bene i social). O ancora, per motivi professionali.

Come scrissi nella mia tesi triennale, considero la disabilità “una manifestazione creativa di una speciale normalità. In un mondo globalizzato, grazie alla diversità di ognuno.”: proprio per documentarmi sull’ “argomento” scoprì che Antonio Giuseppe Malafarina si interroga, da anni e fornendo un’ottima “lettura del fenomeno”, sul rapporto che intercorre tra tecnologia e disabilità.

Da quando ho cominciato a collaborare con il blog ItaliAccessibile ho compreso che il web avrebbe potuto darmi anche la possibilità di esprimermi, di raccontare le mie esperienze accessibili, di esprimere e condividere il mio “punto di vista” sulla disabilità. Così è stato, e chi l’avrebbe detto.

Così è ancora oggi, non solo per me, ma anche per tante persone disabili e davvero molto molto sensibili, umanamente preparate (intendendo, quindi, la formazione non solo in senso scolastico, accademico) e tanto creative, che hanno creato Stazioni Radio che trasmettono, principalmente in streaming, programmi che trattano, a trecentosessanta gradi, contenuti inerenti la disabilità.

Fu un’emozione bellissima e indimenticabile sintonizzarmi in streaming sull’emittente romana Radio FinestrAperta per seguire una puntata della trasmissione “Ai confini del mondo”. Ascoltai un’intervista a Pierpaolo Capozzi responsabile di ItaliAccessibile.it, parlare del “nostro” blog e del Progetto Viaggiare Disabili (potete votarlo, fino al 30 novembre, sul sito http://www.letsdonation.com/, “in palio” un contributo per il progetto stesso). In quell’occasione ascoltai il mio nome, in quanto curo la rubrica “Esperienze accessibili”).

L’emozione che vi racconterò concludendo, invece, è recentissima, di oggi. Questa settimana ho cominciato a partecipare al concorso “Le tue poesie lette su Radio una voce per un aiuto” indetto, tramite una pagina Fb dedicata all’iniziativa, da Dora Millaci all’interno della sua interessante trasmissione domenicale su Radio una voce per un aiuto. Oggi, la mia poesia non è stata letta. Sono felice. Perché ho avuto il coraggio di condividere on line “proprio quella mia poesia”, scritta anni fa, su carta, alla fine del periodo più difficile e più bello della mia vita, mentre a tutto pensavo tranne al fatto che, forte di quell’esperienza inaspettata, avrei voluto e potuto fare della mia disabilità un punto di forza. Un tempo non avrei avuto il coraggio di condividere quella poesia, proprio quella, insomma!

Con Dora Millaci, con quanti comunicano e raccontano creativamente la disabilità, consapevole degli “insegnamenti” che in vario modo mi ha concesso l’ “università della Vita”, condivido la voglia di vivere e conoscere una “condizione umana” e tematiche sociali correlate che già, tutt’ora, noi viviamo.

Condivido l’amore per la vita e per le storie di vita che, inizialmente, conoscevo solo grazie ai libri. A proposito di libri che raccontano storie di vita sulla disabilità o su temi sociali, Dora, scrittrice e lettrice, umanamente e professionalmente preparata, cura, sempre all’interno della sua trasmissione domenicale, una rubrica in cui offre agli ascoltatori una sua presentazione di ottimi testi sull’ “argomento”.

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“Cenere” di Daniele Tonetti: ascoltare la musica anche tramite il LIS

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di Maria Stella Falco

Ho “conosciuto” Daniele Tonetti e la sua discografia tramite Pierpaolo Capozzi (responsabile del blog ItaliAccessibile). Pierpaolo mi ha chiesto, curando la rubrica “Esperienze accessibili”, se volevo dedicarmi a scrivere un articolo su un suo recente (bellissimo) “pezzo accessibile” avendolo conosciuto tramite Facebook; mi ha anche accennato qualcosa….!!!

Ho accettato volentieri l’invito: come sapete, sono appassionata di musica italiana! Soprattutto, però, l’ho accettato perché “Cenere” ha visto collaborare Daniele Tonetti e Melissa Cirillo “una ragazza sorda dal cuore d’oro” – mi scrive Daniele.

Cenere” è una canzone interpretata non solo con la voce melodiosa, con le parole, con gli strumenti musicali. È una canzone interpretata pure con un’apprezzata espressività del volto (che si legge, e non è affatto silenzioso, parafrasando il testo); con un’elegante gestualità delle mani.

E’ da molto tempo che avevo in mente di far tradurre una delle mie canzoni nella Lingua dei segni italiana (LIS), è un mondo che mi ha sempre affascinato, e poco tempo fa, tramite Youtube ho conosciuto Melissa, e insieme abbiamo deciso di creare questa collaborazione su “Cenere”.

Sinceramente, in pratica, non saprei descrivere, meglio di come fa Daniele, il processo che ha dato come risultato questa, a mio avviso riuscitissima, collaborazione. Lascio parlare lui: “Ho scritto e registrato la canzone […], lei l’ha tradotta e interpretata, successivamente abbiamo registrato il video e montato”.

Melissa, che come Daniele ha risposto gentilmente ad alcune mie domande tramite Fb, a proposito di questo loro lavoro mi ha fatto sapere che: “E’ stata un’esperienza interessante, il fatto che avevamo delle idee diverse e le abbiamo unite [.] Mi sentivo ispirata e il risultato finale mi è piaciuto un sacco. Dire che la cosa più importante di tutto questo progetto è l’integrazione di due mondi diversi, non necessariamente è una cosa negativa come pensano molti, se c’è volontà da entrambi le parti il risultato è meraviglioso”.

Aggiungo solo che, come molti, considero la musica un linguaggio universale, che si può ascoltare col cuore e con gli occhi (grazie alla LIS). In questo caso, ascoltando “Cenere” si ascolta parlare “di un amore importante ma che […] ha fatto talmente male che è giusto che diventi cenere e voli via”– mi scrive Daniele. Secondo me, la canzone racconta la forza e la persistenza dei buoni sentimenti (amore o altro che sia), anche quando la razionalità prende il sopravvento.

In questo progetto, l’arte di ognuno si è integrata positivamente, senza prevaricazione alcuna, a solo vantaggio del rafforzamento del messaggio che “l’opera” trasmette.

Ringrazio di cuore Pierpaolo, Daniele (cantautore romano, che ha pure il Salento, “diamante” nel cuore, come canta in un’altra sua bella canzone) per avermi fatto scrivere questo articolo.

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ESPERIENZE ACCESSIBILI: LA MUSICA SI PUO’ ASCOLTARE COL CUORE E CON GLI OCCHI (GRAZIE ALLA LIS)

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di Maria Stella Falco

Musica e Lis
Musica e Lis

Da sempre sono appassionata di musica italiana, la mia vita (così come la vita di tutti) ha avuto e ha tuttora tante colonne sonore! Mi sembra sia passata una vita da quando, durante il primo anno di università, nel 2009, sostenni uno dei miei primi esami: “Linguistica Italiana B”. Fu un esame bellissimo: dovetti cimentarmi nell’analisi testuale e nell’interpretazione critica del repertorio di importanti cantautori contemporanei, tra cui Simone Cristicchi, autore e interprete di “Ti regalerò una rosa”. Questa canzone, ispirata alla sua esperienza di volontario nel centro di igiene mentale di Roma, vinse il 57° Festival di Sanremo (2007). Così, “trovai casualmente” il racconto di una visione della disabilità (mentale, che condividevo e condivido) in un testo musicato e cantato sapientemente. In un video sapientemente recitato. Quando si racconta la disabilità con le parole, col suono, con l’interpretazione gestuale, il risultato è sempre sorprendente. In quel caso fu sorprendente!

Piccola parentesi dovuta al tema di cui sto trattando: già prima del 2007, Cristicchì raccontò la disabilità mentale pubblicando il libro “Centro di igiene mentale. Un cantastorie tra i matti” (Mondadori, nuova edizione nel 2008). Confermando il suo (apprezzato) interesse per il tema, Cristicchi pubblicò pure un album intitolato “Dall’altra parte del cancello” (2007), “lavoro accompagnato da un documentario-film nel quale egli è allo stesso tempo attore e spettatore di un viaggio in diretta nelle principali ex strutture manicomiali del nostro Paese” (C. Perrone, adatt.)

Poi fu la volta della canzone di Daniele Silvestri “A bocca chiusa” (2013), interpretata anche nella Lingua Italiana dei Segni (LIS), in occasione di quell’edizione di Sanremo. Pure quel progetto mi stupì, così come successe quando uscì la canzone “Esseri Umani” di Marco Mengoni. Il cantautore e gli attori che interpretano il video, tra cui una ragazza con Sindrome di down, traducono in LIS il testo, “per rendere più incisivo il messaggio del brano”. Ironia della sorte, come si dice in questi casi, ho assistito ai concerti di Silvestri e Mengoni.

A marzo 2015, durante la tappa del “Marco Mengoni Live” al Palaflorio di Bari, a cui partecipai grazie alla Cooperativa “L’integrazione” di Surbo (Lecce), quando Marco cantò “Esseri Umani”, segnammo in LIS la canzone.

Nel mio prossimo articolo, vi parlerò di un recentissimo lavoro preparato e pubblicato da Daniele Tonetti (cantante, autore della canzone “Cenere”) e da Melissa Cirillo.

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Esperienze Accessibili di Fede a Santa Maria di Leuca (Le)

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di Maria Stella Falco

In questo mio articolo risalente a questa estate : Un’esperienza multisensoriale ed accessibile alla Cascata Monumentale di Santa Maria di Leuca (Le), vi raccontai una mia esperienza profana, accessibile e multisensoriale, emozionante e indimenticabile, vissuta a Santa Maria di Leuca, presso la “Cascata Monumentale”.

Esperienze accessibili Maria Stella Falco- Reliquie Wojtyla Santa Maria di Leuca (Le)
Esperienze accessibili Maria Stella Falco- Reliquie Wojtyla Santa Maria di Leuca (Le)

Oggi vi parlerò di un’altra esperienza accessibile che ho vissuto a Leuca, questa volta presso il tempio di Minerva, oggi Santuario-Basilica cristiano (in generale molto accessibile: vi si accede grazie a scivoli pavimentati e, laddove ci sono gradini, sono molto bassi).
Quest’anno ricorre il 25° anniversario dell’elevazione della chiesa mariana alla dignità e al grado di “Basilica pontificia minore”: ciò successe, per volere dell’arcivescovo dell’epoca di Ugento-Santa Maria di Leuca, Mario Miglietta; ciò successe con breve apostolico, il 19/06/1990 per mano dell’allora papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita sul luogo. Il luogo fu proclamato Basilica il 7 ottobre del 1990.

In occasione di questo importante e molto sentito anniversario, papa Wojtyła “è tornato” nel Salento approdando proprio sul piazzale della Basilica: dal 30/09/2015 al 12/10/2015, una reliquia del Santo Papa (il Suo Vangelo con “incastonato” una Sua goccia di sangue) è stata esposta alla venerazione dei fedeli (con tappe nei luoghi di culto di tutta la Provincia).
Per l’occasione, domenica 11 ottobre, la Santa messa della mattina, presieduta da S. E. Mons. Vito Angiuli, è stata trasmessa su Rai Uno. Non ho potuto seguire la trasmissione in tv o dal vivo (il video è comunque reperibile sui siti Rai e sul sito della Basilica, come pure il video dell’approdo della reliquia a Leuca, presente sul sito della Basilica).

Ho avuto, però, la possibilità di venerare la reliquia di Papa Giovanni Paolo II. Domenica, dopo un pranzo in famiglia, abbiamo deciso di fare una passeggiata a Santa Maria di Leuca. Dirigendoci verso il Santuario-Basilica, abbiamo notato postazioni mobili Rai e molta gente. Pur essendoci da dire che il piazzale antistante e laterale è sempre affollato di persone, “intuivo” che stava avvenendo qualcosa di importante…, per cui, dopo aver visitato la cappella dove è esposta la Statua della Madonna, siamo entrati nella Basilica notando, al lato sinistro, in genere riservato al coro durante le celebrazioni, gente in fila in attesa di venerare una reliquia. Bisbigliando ci si diceva che era una reliquia di Papa Giovanni Paolo II, il Suo Vangelo e una Sua Goccia di Sangue.

Emozionatissima, incredula, perché non pensavo di poter vivere questa esperienza, insieme ai miei, mi sono diretta verso l’altare laterale su cui era esposta la reliquia. Ho scelto di salire i pochi gradini per arrivare a vedere meglio la reliquia, l’ho fatto aiutata da mia madre, ma anche con la consapevolezza che avrei vissuto un’esperienza di fede di cui avevo bisogno, un’emozione immensa.
L’espressione che ho nella foto allegata all’articolo credo dica molto di più dell’esperienza che ho vissuto, rispetto a ciò che sono riuscita a raccontare a chi non ha vissuto questa esperienza.

Santa Maria di Leuca, dunque, è una terra molto cara alla Chiesa ed ai Pontefici. Si racconta che qui sia sbarcato l’apostolo Pietro e, in tempi, più recenti (nel 2008) vi ha sostato il Papa emerito Benedetto XVI (come dimostra una galleria di immagini posta nella cappella ai lati della Basilica, accessibile grazie a uno scivolo pavimentato, dove è esposta la Madonna di Leuca).

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