Non ci vedo e viaggio da sola in aereo

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aereo-ciechiLa prenotazione, l’aeroporto, l’assistenza, il volo e l’arrivo a destinazione: è bene dividerlo in cinque fasi distinte, il viaggio aereo di una persona con , in particolare non vedente o ipovedente, per considerare i diversi aspetti critici e fornire un piccolo vademecum, qualche idea e piccoli trucchi, per informare bene chi si accinga a muoversi da solo.

È possibile che persone con disabilità, in particolare cieche e ipovedenti, possano viaggiare in aereo autonomamente, senza che qualcuno necessariamente le accompagni? Certamente, e la maggior parte degli interessati lo sa. Qui, pertanto, vogliamo fornire un piccolo vademecum, qualche idea e piccoli trucchi, per informare chi si accinga a un viaggio solitario sul miglior modo di affrontare aeroporto e volo, segnalando che con alcuni semplici accorgimenti del viaggiatore e qualche suggerimento per i gestori delle aerostazioni, potranno essere evitati una serie di errori organizzativi.
Se dividiamo quindi le fasi del viaggio in cinque momenti e analizziamo cosa prevede la normativa, possiamo anche considerare i diversi aspetti critici del viaggio stesso. Le cose che non funzionano sarà poi necessario comunicarle ai manager degli aeroporti europei che stanno seguendo corsi di formazione, in cui sono previste sessioni sull’assistenza alle persone con disabilità. In tal senso, le Associazioni sono molto importanti anche in questa fase della nostra vita.

La prenotazione.
I problemi più comuni li troviamo già al primo momento, la fase di prenotazione. Tra le difficoltà, vanno segnalate in primo luogo l’eventuale non del sito web di una compagnia o di un’aerostazione, e poi la difficoltà di trovare il giusto numero telefonico, per un’assistenza specifica in caso di situazioni problematiche. Spesso, infatti, i numeri ci sono, ma magari ben nascosti in qualche strana pagina.
La compagnia è tenuta ad avvisare i servizi di terra della prenotazione di una persona con disabilità in partenza o in arrivo. Ma noi non ne abbiamo traccia. Sarebbe dunque necessaria – almeno alla partenza – una conferma che ci avvertisse tramite SMS o e-mail dell’avvenuta prenotazione dell’assistenza, e della ricezione da parte dell’aeroporto di tale comunicazione proveniente dalla compagnia aerea. Piccole cose, ma che ci farebbero stare molto più tranquilli!

L’arrivo in aeroporto.
Ammettiamo comunque che la prenotazione e l’acquisto del biglietto siano stati fatti senza problemi. Nel secondo momento, quello dell’arrivo in aeroporto, potremmo avere difficoltà nel raggiungere i cosiddetti totem (ove siano previsti), per avvisare l’assistenza della nostra presenza o i Punti Richiesta Assistenza. I totem sono colonnine dotate di un citofono, fornite di un pulsantone tramite il quale si entra in contatto con gli operatori addetti all’attivazione della procedura di assistenza al passeggero.
I totem installati a Fiumicino, ad esempio, non sono così evidenti, sono di un banale color grigio, e con la semplice scritta Informazioni. Se il tassista che ci accompagna non li individua, è costretto ad accompagnarci fin dentro l’atrio dell’aeroporto all’Information Desk. Basterebbero quindi un colore più vivace e una segnalazione meno anonima, ma in realtà sarebbe davvero opportuno che ci venisse fornito un preciso appuntamento da concordare prima e un numero da contattare in caso di problemi o bisogno.

L’assistenza.
Finalmente si giunge al momento numero tre. Ecco, siamo arrivati, afferriamo il nostro assistente per un braccio… e chi lo molla più? Beh, in realtà non è proprio così scontato: naturalmente ci aiuta a fare il check-in, ci accompagna al posto di polizia per passare il metal detector, e spesso ci conduce in una sala di attesa ancor prima che alla porta di imbarco.
Può accadere che sia molto presto, rispetto all’orario del volo, dal momento che in genere l’assistenza richiede al viaggiatore con disabilità di essere in aeroporto almeno due ore e mezza prima dell’orario di partenza. Ebbene, il compito dell’assistente di terra è di stare sempre con noi, magari affidandoci per qualche tempo a un collega, ma in ogni caso qualcuno deve restare con il passeggero fin sopra l’aeromobile.
Ad alcuni, tuttavia, è capitato anche di essere “dimenticati” da qualche parte, in una sala d’attesa, in un gate, in un bar. Ecco, anche in questo caso un numero di emergenza da contattare risolverebbe un bel po’ di problemi. E se magari anche i gestori dei servizi – come i bar o il duty free – ne fossero informati, sarebbe ancora meglio. Tali episodi fortunatamente sono rari, ma è importante prevederli e farsene carico parlando bene con l’assistente.
Un altro accorgimento utilissimo sono i percorsi tattili, o LVE (Loges-Vet-Evolution), che fanno da riferimento alle persone con disabilità visive (e sensoriali), per raggiungere autonomamente il desk di informazioni, la toilette, la farmacia, i punti di ristorazione e l’uscita di emergenza. Potrebbe infatti presentarsi un problema di assistenza che non arriva, un’urgenza, un allarme, e senza percorsi tattili il passeggero resterebbe solo e abbandonato senza riferimenti.

Il volo.
La gestione del quarto momento, ovvero delle fasi di volo, è affidata al personale delle compagnie aeree, che è tenuto a dare completa illustrazione dell’esatta posizione rispetto alla propria poltrona, dell’ubicazione delle uscite di emergenza, della toilette, del pulsante di chiamata, della modalità di uso delle cinture di sicurezza e del giubbotto salvagente, oltre a dover informare su cibo e bevande serviti a bordo.
Se non si tratta di viaggi troppo lunghi, e sempre che non ci siano intoppi pericolosi, questa fase è la meno complicata da gestire. Ma in ogni caso è diritto del viaggiatore con disabilità chiedere le giuste informazioni.

A destinazione.
E finalmente si arriva all’ ultima fase: siamo cioè a destinazione! In base alle informazioni ricevute dal vettore, il personale di assistenza di terra accoglie i passeggeri all’arrivo sull’aeromobile, dopo lo sbarco di tutti gli altri, e si spera che non ritardi, con il conseguente disagio da parte sia dell’equipaggio che della persona con disabilità. Una volta a terra, quello stesso personale è tenuto ad accompagnare la persona al controllo passaporti e al nastro di riconsegna bagagli, fino all’incontro con un accompagnatore o al mezzo di trasporto prescelto (automobile, taxi, treno, autobus).
Un accorgimento importante dev’essere preso dalle persone non vedenti: farsi cioè dire bene il colore e la marca della propria valigia! Ovviamente c’è il nome sull’etichetta, e siamo in grado di riconoscerle al tatto… ma avete presente quanti bagagli normalmente passano sul nastro trasportatore di un volo di oltre trecento passeggeri? Anche qualche riconoscimento speciale non guasterebbe… Insomma, questo almeno possiamo prevederlo!

di Stefania Leone, (Fonte Superando.it)
Consigliera dell’ADV (Associazione Visivi), con delega per le Problematiche ITC (Information and Communication Technology) per la stessa ADV e per la (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presso i tavoli del Consiglio Nazionale Utenti, AgCom, Sede Permanente del Segretariato Sociale RAI e Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI.

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